«In generale, che cosa occorre per svegliare un uomo addormentato? Occorre un buon choc. Ma quando un uomo è profondamente addormentato, un solo choc non basta; è necessario un lungo periodo di chocs incessanti; di conseguenza occorre qualcuno per somministrare questi chocs.

Vi è anche la possibilità di essere svegliato con dei mezzi meccanici. Si può fare uso di una sveglia. Il guaio è che l'uomo si abitua troppo presto a qualsiasi sveglia: semplicemente, non la sente più. Sono dunque necessarie molte sveglie e con suonerie sempre diverse. L'uomo deve letteralmente circondarsi di sveglie che gli impediscano di dormire. E anche in questo caso sorgono ancora delle difficoltà. Le sveglie devono essere caricate; per caricarle è indispensabile ricordarsene; per ricordarsene occorre svegliarsi sovente. Ma peggio ancora, un uomo si abitua a tutte le sveglie e dopo un certo tempo dorme ancora meglio. Di conseguenza le sveglie devono essere costantemente cambiate, e bisogna sempre inventarne di nuove. Col tempo, ciò può aiutare un uomo a svegliarsi. Ora, vi sono poche probabilità che un uomo possa fare tutto questo lavoro di inventare, di ricaricare e di cambiare mezzi per svegliarsi, senza un aiuto esteriore. È molto più probabile che dopo aver incominciato questo lavoro si riaddormenti e che nel sonno sogni di inventare delle sveglie, di ricaricarle e di cambiarle, mentre invece dorme sempre più profondamente.

Un uomo solo non può fare niente.

Un uomo, dunque, che voglia svegliarsi, deve cercare altre persone che vogliano esse pure svegliarsi, al fine di lavorare con esse. Ciò, tuttavia, è più facile a dirsi che a farsi, perché l'avvio di un lavoro di tal genere e la sua organizzazione richiede una conoscenza che l'uomo ordinario non possiede. Il lavoro deve essere organizzato e deve avere un responsabile. Senza queste due condizioni non può dare i risultati attesi e tutti gli sforzi sono vani. […] Il lavoro deve essere organizzato. E non può esserlo che da un uomo che ne conosca i problemi, gli scopi e i metodi, essendo lui stesso passato a suo tempo attraverso un tale lavoro organizzato.

Il lavoro comincia di solito con un piccolo gruppo. Questo gruppo è generalmente in rapporto con tutta una serie di gruppi analoghi di differenti livelli che costituiscono, presi nel loro insieme, ciò che può essere chiamato una scuola preparatoria 

(I. G. Gurdjieff)

 

 

 

«Un gruppo deve ‘esaurire’ le aspettative emotive e deve anche fornire ai suoi membri un contesto in cui gli incontri irrilevanti e abitudinari, come pure le caratteristiche importate da altri sistemi, possano essere messi in risalto e osservati, in modo che ognuno possa vedere ciò che è essenziale e ciò che non lo è. Molte delle sue attività esteriori sono quelle tipiche di un gruppo preparatorio. Ciò non significa che queste attività non siano estremamente importanti, perché altrimenti non si avrebbe l'opportunità di osservare le proprie reazioni e quelle altrui. Gli altri gruppi sono, in effetti, gruppi sociali in cui le ‘lezioni’ sono offuscate o falsate perché ciò che si ricerca sono i rapporti superficiali a carattere tribale.

Aspetto: il gruppo può assumere qualsiasi forma compatibile con la cultura nella quale opera; il principio guida è che alcune persone devono essere messe in relazione nell'ambito di un'entità vitale.

Obiettivo: riunire e mantenere sotto una giusta direzione le condizioni specifiche entro le quali l'Insegnamento può operare.

Intenzione: permettere al maggior numero possibile di individui di raggiungere, a tempo debito, la comprensione grazie alla quale tanto gli effetti maggiori quanto, quelli minori dell'Insegnamento possano contribuire nel miglior modo possibile al loro sviluppo.

Programma: fare in modo che il gruppo funzioni come canale per gli impulsi, sempre più sottili, provenienti dalla Fonte, e armonizzare i membri in modo che possano percepire questi impulsi.

Caratteristiche: Individui abbastanza seri, ma non indottrinati; un atteggiamento che permetta alla trasmissione di operare; un orientamento che permetta di ricevere e di utilizzare i materiali forniti o indicati dall'attuale rappresentante dell'Insegnamento.

Modus Operandi: riunioni, letture, ‘audizioni’, compiti, pratiche, studio teorico e pratico, organizzazione dell'ambiente.

Degrado: sintomi di degrado: semplificazioni, contrazione dell'attività; speranze messianiche e convinzione di aver trovato la panacea; attribuzione di un carattere sacrosanto a comportamenti gerarchici; confusione tra senso lato e senso figurato; agiografia; trasformazione del gruppo in fonte di stimoli socio-psicologici o in elemento dispensatore di sicurezze (o in entrambi al tempo stesso), in ambiente che dà spazio alla proiezione della personalità e al soddisfacimento del bisogno di attenzione, in succedaneo di raggruppamento politico, religioso, psicologico, sociale, universitario, familiare, ecc.»

(Idries Shah)

 


Il «Lavoro» all'interno della Comunità Hodos


 

Una comunità deve avere una direzione, un’Idea da realizzare. Nella nostra comunità l’intera attività connessa alla realizzazione dell’Idea costituisce «il Lavoro» .

In questo senso, Hodos si costituisce come progetto per la ricerca e la formazione in psicosintesi, ad orientamento transpersonale (o spirituale). Potremmo descrivere questo cammino come una «via» (hodos) orientata alla progressiva integrazione delle molteplici parti del sé, fino alla piena espressione del nostro potenziale umano, in direzione dell'Unità della Coscienza."  (dall'art. 2 della Regola).

 

Il Lavoro della Comunità "è articolato in tre parti:

a) l’osservazione di sé;

b) il controllo di sé;

c) l’espressione di sé.

Tutto ciò consente il raggiungimento di un «centro» sufficientemente stabile da permettere un più avanzato Lavoro spirituale" (dall'art. 5 della Regola).

Tutto questo perché “natura non facit saltus”, secondo l’espressione del filosofo Leibniz, cioè non è possibile raggiungere uno stadio di sviluppo se non abbiamo coltivato le caratteristiche dello stadio precedente.

 

L'osservazione e lo studio di sé rappresentano l'aspetto analitico, l'incontro profondo con la struttura del nostro Ego. Gli strumenti principali a questo riguardo sono costituiti dal «gruppo di psicosintesi» e dalla pratica meditativa.

 

Il controllo di sé prevede una disciplina etica, cioè la coltivazione di un corretto atteggiamento relazionale. In questo senso, gli strumenti di elezione sono la pratica dei «Cinque Precetti» e la «correzione fraterna». Qua di seguito i precetti che costituiscono la 'bussola' della nostra vita comunitaria:

"1) M’impegno a praticare la gentilezza, evitando comportamenti volgari, violenti e distruttivi.

2) M’impegno a praticare la correttezza, coltivando la lealtà, l’onestà e l'affidabilità.

3) M’impegno a praticare la verità,
dei miei pensieri, delle mie parole e della mia espressione.

4) M’impegno a praticare la dignità, curando la pulizia, l’ordine e il rispetto di sé.

5) M’impegno a praticare l’ascolto,
nel silenzio, nella povertà e nell’umiltà"
(dall'art. 3 della Regola).

 

L'espressione di sé si svolge attraverso una serie di attività che permettano lo sviluppo delle nostre inclinazioni e delle nostre potenzialità, affinando sempre più lo spirito di «servizio». In questo campo rientrano i lavori di ogni tipo, così come le pratiche psicofisiche e l'espressione creativa.

 

 

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