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Vi è
anche la possibilità di essere svegliato con dei
mezzi meccanici.
Si può fare uso di una sveglia. Il guaio è che l'uomo
si abitua
troppo presto a qualsiasi
sveglia: semplicemente, non la sente più.
Sono
dunque necessarie molte
sveglie e con suonerie sempre diverse.
L'uomo deve letteralmente
circondarsi di sveglie che gli impediscano di dormire.
E anche in questo caso
sorgono ancora delle difficoltà.
Le sveglie devono
essere caricate; per caricarle è
indispensabile ricordarsene;
per
ricordarsene occorre
svegliarsi sovente. Ma peggio
ancora, un uomo si
abitua a tutte le sveglie e
dopo un certo tempo dorme ancora
meglio. Un uomo solo non può fare niente. Un uomo,
dunque, che voglia svegliarsi, deve cercare altre persone
che vogliano esse pure
svegliarsi, al fine di lavorare con esse. Ciò,
tuttavia, è più facile a
dirsi che a farsi, perché l'avvio di un lavoro
di tal genere e la sua
organizzazione richiede una conoscenza che
l'uomo ordinario non
possiede. Il lavoro deve essere organizzato e
deve avere un responsabile.
Senza queste due condizioni non può dare
i risultati attesi e tutti
gli sforzi sono vani. […]
Il lavoro deve essere
organizzato. E non può esserlo che da un
uomo che ne conosca i
problemi, gli scopi e i metodi, essendo lui stesso
passato a suo tempo
attraverso un tale lavoro organizzato. Il
lavoro comincia di solito con un piccolo gruppo. Questo gruppo
è generalmente in rapporto
con tutta una serie di gruppi analoghi di
differenti livelli che
costituiscono, presi nel loro insieme, ciò che può essere chiamato una
scuola preparatoria.»
Aspetto:
il gruppo può
assumere qualsiasi forma compatibile con la
cultura nella quale opera;
il principio guida è che alcune persone devono
essere messe in relazione
nell'ambito di un'entità vitale.
Obiettivo: riunire e
mantenere sotto una giusta direzione le condizioni specifiche entro le quali
l'Insegnamento può operare.
Intenzione: permettere
al maggior numero possibile di individui di raggiungere,
a tempo debito, la comprensione grazie alla quale tanto gli effetti
maggiori quanto, quelli minori dell'Insegnamento possano contribuire nel miglior
modo possibile al loro sviluppo.
Programma: fare in
modo che il gruppo funzioni come canale per gli
impulsi, sempre più sottili,
provenienti dalla Fonte, e armonizzare i membri
in modo che possano percepire questi impulsi.
Caratteristiche:
Individui abbastanza seri, ma non indottrinati; un atteggiamento
che permetta alla trasmissione di operare; un orientamento
che permetta di ricevere e di
utilizzare i materiali forniti o indicati dall'attuale
rappresentante dell'Insegnamento. Modus
Operandi: riunioni,
letture, ‘audizioni’, compiti, pratiche, studio
teorico e pratico,
organizzazione dell'ambiente. Degrado:
sintomi di degrado:
semplificazioni, contrazione dell'attività;
speranze messianiche e
convinzione di aver trovato la panacea; attribuzione
di un carattere sacrosanto a comportamenti gerarchici; confusione tra
senso lato e senso figurato;
agiografia; trasformazione del gruppo in fonte
di stimoli socio-psicologici
o in elemento dispensatore di sicurezze (o in
entrambi al tempo stesso), in
ambiente che dà spazio alla proiezione della personalità e al soddisfacimento
del bisogno di attenzione, in succedaneo
di raggruppamento politico,
religioso, psicologico, sociale, universitario,
familiare, ecc.»
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Il «Lavoro» all'interno della Comunità Hodos
Una comunità deve avere una direzione, un’Idea da realizzare. Nella nostra comunità l’intera attività connessa alla realizzazione dell’Idea costituisce «il Lavoro» . In questo senso, Hodos si costituisce come progetto per la ricerca e la formazione in psicosintesi, ad orientamento transpersonale (o spirituale). Potremmo descrivere questo cammino come una «via» (hodos) orientata alla progressiva integrazione delle molteplici parti del sé, fino alla piena espressione del nostro potenziale umano, in direzione dell'Unità della Coscienza." (dall'art. 2 della Regola).
Il Lavoro della Comunità "è articolato in tre parti: a) l’osservazione di sé; b) il controllo di sé; c) l’espressione di sé. Tutto ciò consente il raggiungimento di un «centro» sufficientemente stabile da permettere un più avanzato Lavoro spirituale" (dall'art. 5 della Regola). Tutto questo perché “natura non facit saltus”, secondo l’espressione del filosofo Leibniz, cioè non è possibile raggiungere uno stadio di sviluppo se non abbiamo coltivato le caratteristiche dello stadio precedente.
L'osservazione e lo studio di sé rappresentano l'aspetto analitico, l'incontro profondo con la struttura del nostro Ego. Gli strumenti principali a questo riguardo sono costituiti dal «gruppo di psicosintesi» e dalla pratica meditativa.
Il controllo di sé prevede una disciplina etica, cioè la coltivazione di un corretto atteggiamento relazionale. In questo senso, gli strumenti di elezione sono la pratica dei «Cinque Precetti» e la «correzione fraterna». Qua di seguito i precetti che costituiscono la 'bussola' della nostra vita comunitaria: "1) M’impegno a praticare la gentilezza, evitando comportamenti volgari, violenti e distruttivi. 2) M’impegno a praticare la correttezza, coltivando la lealtà, l’onestà e l'affidabilità.
3) M’impegno a praticare la
verità,
4) M’impegno a praticare la dignità, curando la pulizia, l’ordine e il rispetto di sé.
5) M’impegno a praticare l’ascolto,
L'espressione di sé si svolge attraverso una serie di attività che permettano lo sviluppo delle nostre inclinazioni e delle nostre potenzialità, affinando sempre più lo spirito di «servizio». In questo campo rientrano i lavori di ogni tipo, così come le pratiche psicofisiche e l'espressione creativa.
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