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«Per passare dalla vita
ordinaria,
La psicosintesi è conosciuta
soprattutto per l'utilizzo della
Meditazione Creativa,
attraverso l'immaginazione, i mantra e i simboli, anche se Assagioli non limitava
l'importanza della pratica meditativa a questa applicazione. Ciò che invece viene proposto nei nostri ritiri costituisce la base, assolutamente laica, di ogni ulteriore sviluppo della pratica meditativa. ***
Per approfondimenti sulla
meditazione
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Perché meditare?
La
meditazione è uno strumento molto potente, con innumerevoli effetti.
Il recupero energetico, attraverso l'abbassamento del metabolismo basale, cioè del livello di energia necessaria a mantenere in vita una persona in assoluto riposo. Ciò avviene per il fatto che, durante la meditazione, il cervello si trova in uno stato di grande stabilità e quiete (il cervello richiede, rispetto agli altri organi, una maggiore quantità di energia e nutrimento!). Questo permette al corpo di riposare e recuperare velocemente.
La regolazione del sistema nervoso autonomo, simpatico (diurno) e parasimpatico (notturno). La meditazione serve a ridurre lo stress, che è la reazione fisiologica di adattamento (iper-eccitazione del simpatico: pressione sanguigna, battito cardiaco, tensione muscolare, consumo di ossigeno del sangue, acido lattico e tossine) tale che, per difendersi da un'aggressione, viene movimentata e impiegata tutta l'energia disponibile nell'organismo.
L’affinamento della percezione, cioè un aumento della sensibilità riguardo agli stimoli esterni, che affluiscono in maniera più vivida. Lo sviluppo della ricettività percettiva attraverso la pratica meditativa provoca un progressivo distacco dal bisogno di eccitazione, di intensa stimolazione sensoriale (che è uno dei maggiori fattori di stress).
Lo sviluppo dell'attenzione e della concentrazione, che garantisce una maggiore presenza al proprio corpo e alla realtà esterna. La meditazione contribuisce ad essere totalmente nella realtà presente: "non volere la realtà un po' più blu o rossa", cioè non fuggire continuamente nel passato o nel futuro.
Ai fini della crescita interiore, che è ciò che più c'interessa, la meditazione è lo strumento migliore per sviluppare la presenza mentale, che permette un graduale allargamento del campo della consapevolezza, con insight sempre più profondi sulla propria natura e sui rapporti che ci legano agli altri. |
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Che cos’è la meditazione?
La meditazione propriamente detta non a niente a che vedere con alcuna forma di riflessione su un oggetto. Basterebbe questo per mettere in evidenza la differenza sostanziale tra la meditazione e il nostro abituale atteggiamento mentale, caratterizzato da un lavorìo incessante e ossessivo, un pensiero continuo dissipatore delle nostre energie nervose. D'altra parte, la mente non può non pensare. I maestri Zen, a proposito della meditazione, parlano di uno stato mentale definito hishiryo : esso non è né non-pensiero né pensiero; è tutti e due allo stesso tempo, senza essere nessuno dei due.
Potremmo dire che la meditazione è una condizione della mente, a partire dallo stato del cervello. Le onde cerebrali sono l'unico indicatore che possediamo delle condizioni del cervello: attraverso un semplice elettroencefalogramma, si possono misurare le onde elettriche prodotte dal cervello, che corrispondono allo stato mentale della persona e che, nel corso della giornata, subiscono notevoli variazioni. Le onde gamma (40-50 cicli/secondo) indicano un'intensa conflittualità; le onde beta (20-30 cicli/secondo) uno stato di tensione medio; le onde alfa (10 cicli/secondo) denotano tranquillità e stabilità; le onde theta (4-7 cicli/secondo) una condizione di calma e riposo completi; le onde delta (0,5-3 cicli/secondo) il sonno profondo. L'uomo è più attivo mentalmente quando i suoi occhi sono aperti, tuttavia, anche durante il sonno, in occasione di sogni molto intensi, il cervello emette onde ad alta frequenza (beta o gamma). Ebbene, durante la meditazione, anche se condotta ad occhi aperti, si assiste ad una modificazione delle onde cerebrali, nel senso di una maggiore produzione di onde alfa (e perfino theta). Ma, naturalmente, è necessario un adeguato addestramento. In termini di onde cerebrali, la meditazione profonda è simile al sonno, tuttavia i due stati di coscienza sono completamente diversi tra loro. La meditazione comporta uno stato di rilassamento, tranquillità e stabilità e, nello stesso tempo consente una consapevolezza lucida e vigile. Colui che medita, in altre parole, sembra che sia al tempo stesso in uno stato di sonno e di veglia. Rilassamento e vigilanza: è questo il segreto della meditazione, che rende la mente tranquilla e ricettiva nello stesso tempo, una sintesi mirabile di attività e passività.
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In che modo meditare?
Si sente
spesso riportare l’espressione “svuota la tua mente” come principio
guida per la meditazione. Già... come se bastasse dirlo, per ottenere una
mente vuota, libera, silenziosa. La mente non ubbidisce a queste
esortazioni. Anzi, più si usano modi coercitivi, meno risultati
otteniamo. Il modo migliore per arrivare al dominio della nostra mente, allora,
è di aggirare l’ostacolo, intervenendo non in maniera diretta sulla
mente, ma sul corpo: innanzitutto, attraverso la
postura, in secondo luogo con
il
rilassamento, e infine con la
respirazione.
Il
corpo con le sue sensazioni si presta, infatti, ad essere un ottimo sostegno per
la meditazione. Tutti i maestri consigliano di iniziare
la pratica meditativa focalizzando l’attenzione sul corpo, e in primo
luogo sul flusso del respiro, l’unico movimento all’interno di
un’altrimenti assoluta stabilità e immobilità fisiche. |
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La postura
Un principio fondamentale nella meditazione è che la posizione del corpo influisce sullo stato mentale: la mente e il corpo formano un tutto unico e si influenzano a vicenda. Ora, non solo la meditazione influisce sullo stato fisiologico, ma anche l'atteggiamento fisico incide sulla riuscita della meditazione. In primo luogo la posizione deve essere comoda, in quanto va conservata per almeno una ventina di minuti. Deve inoltre essere stabile, permettere cioè la completa immobilità. Infine, deve stimolare una tensione sufficiente perché ci si possa concentrare. Una posizione molto comoda è l'ideale per dormire, ma non va molto bene per la meditazione. Ora, solamente una posizione seduta può garantire al meglio il rispetto di questi tre princìpi: in piedi si sviluppa una eccessiva tensione, e sdraiati un eccessivo rilassamento.
Per cui, non rimane che scegliere la posizione seduta più idonea: in ordine di difficoltà, siddhasana, il mezzo loto o il loto completo. Se non siamo in grado di tenere nessuna di queste tre posizioni (e all'inizio questa è l'ipotesi più probabile), possiamo meditare inginocchiati, ma è bene allenarsi con esercizi di scioglimento articolare fino ad arrivare a conquistare una posizione a gambe incrociate. Il loto e il mezzo loto sono senz'altro le posizioni migliori, perché permettono uno stabile appoggio del peso del corpo su tre punti, in modo che venga distribuito in modo più uniforme. Si evita, così, una concentrazione del peso sulle vertebre lombari e, pertanto, una pressione eccessiva sui nervi che da esse si dipartono.
Le braccia e le mani possono assumere la posizione che più riteniamo comoda, appoggiate sull’inguine e unite a coppa, appoggiate sulle cosce, o sulle ginocchia. Gli occhi possono essere tenuti leggermente aperti o chiusi, a seconda delle preferenze. |
La respirazione
Una respirazione superficiale non elimina tutta l'anidride carbonica dai polmoni, diminuendo il volume disponibile per l'assorbimento di nuovo ossigeno. Essenziale è quindi una profonda espirazione, lenta e completa, che rende possibile una diminuzione della frequenza del ritmo respiratorio. La frequenza e l'ampiezza respiratorie sono strettamente legate alle condizioni di ansia e di stress dell'individuo: una respirazione veloce e irregolare, sudorazione, tachicardia, tensioni muscolari... costituiscono una sindrome ben nota. Ristabilire il ritmo e la profondità della respirazione, allora, si rivela uno tra i mezzi più idonei per riportare sotto controllo le emozioni e combattere l'ansia. Il ritmo respiratorio, che nell'individuo medio raggiunge i 18 cicli al minuto, dovrebbe essere portato a 4/5 cicli.
Il metodo consiste nell'espirare lentamente e lasciare poi che i polmoni si riempiano rapidamente in modo spontaneo, concentrandosi su una respirazione addominale. La pressione dell'addome, conseguenza della respirazione addominale, reprime il sistema simpatico, attraverso la stimolazione del plesso solare, e conduce ad uno stato profondo di calma. In definitiva, la pacificazione del ritmo respiratorio, in modo lento e completo, inverte il modo di respirazione abituale: superficiale, irregolare, frettoloso, bloccato. Per questo motivo, la respirazione (l'unica funzione soggetta al controllo cosciente) è ritenuta la porta che unifica corpo e mente.
Tuttavia, è importante sottolineare che, ai fini della meditazione, la respirazione dovrebbe essere più naturale possibile: non dovrebbe esserci alcun trattenimento o sospensione del respiro, nessun deliberato approfondimento né tentativi di costringerlo a un determinato ritmo di tempo. L'unico compito qui consiste nel seguire il corso naturale della respirazione, in modo attento e costante, senza interruzione. |
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Per concludere
Coltivare la presenza mentale, o consapevolezza, significa semplicemente mantenersi in contatto con il presente. Tutto qui. La meditazione, in senso stretto, non è altro che 'pura attenzione'. In definitiva, si tratta semplicemente di fare attenzione al corpo (respiro, postura, rilassamento...), alle sensazioni (le tonalità di piacere/dolore, gli stati d'animo...) e ai contenuti mentali (immagini, fantasie, ricordi, desideri...). Durante la pratica si crea uno spazio tra chi osserva e i contenuti osservati (esperienza del Sé osservatore, o Testimone): in questo spazio vuoto, silenzioso, liberato dal chiacchericcio mentale si apre la dimensione più profonda del nostro essere.
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