"Da molti punti di vista le nostre esigenze psicologiche sono simili a quelle fisiologiche. Noi sappiamo che la nostra salute fisica dipende da alcuni fattori fondamentali, come un'alimentazione equilibrata, l'ingerire e assimilare regolarmente il cibo, e respirare aria pura, pulita. [...] Molte tra le più recenti, promettenti attività nel campo dell'ecologia possono essere considerate come un'estensione di questo atteggiamento, così come di un senso di responsabilità personale, fino ad includere tutta l'umanità e l'intero nostro pianeta.
In campo psicologico, d'altra parte, siamo rimasti molto indietro. [...] Un primo passo, però, è stato fatto e una piccola ma crescente minoranza sta sviluppando quella che potremmo chiamare una coscienza psico-ecologica. "

(R. Assagioli)

 


Biopsicosintesi ed «ecosofia»


Quando la psicosintesi include anche gli aspetti corporei, si parla di «biopsicosintesi». Dice Assagioli:

"Nella pratica della psicosintesi è risultato ben presto che occorreva l'inclusione del corpo, cioè il riconoscimento e l'utilizzazione degli stretti rapporti, delle azioni e reazioni reciproche fra corpo e psiche. [...]
Perciò il vero nome della psicosintesi è bio-psicosintesi"
(Medicina psicosomatica e bio-psicosintesi).

E ancora:

"La psiche si armonizza con lo spirito e include il corpo, raggiungendo un'unità organica e armonica in tutti gli aspetti dell'uomo, una bio-psicosintesi" (Simboli di esperienze transpersonali).

In questa prospettiva, la biopsicosintesi non è altro che una bio-psico-ecologia, vale a dire una visione integrale dell'ecologia, tale da includere ogni dimensione della nostra esistenza. Il filosofo norvegese Arne Naess - recentemente scomparso alla tenera età di 97 anni - ha coniato nel 1960 il suggestivo termine «ecosofia» per indicare lo stesso concetto:

«La parola 'ecosofia' è composta dal prefisso /eco/, presente in 'economia' ed 'ecologia', e dal suffisso /sofia/, presente in ' filosofia'. [...] La sophia non ha necessariamente pretese scientifiche, a differenza delle parole composte da logos (biologia, antropologia, geologia, ecc...) [...]: il termine sophia suggerisce l'idea di conoscenza intima  e di capacità di discernimento, anziché quella di un sapere impersonale e astratto.»

Non è una scienza come l’ecologia, che si occupa dell’impatto ambientale, del consumo delle risorse , ma bensì una saggezza che nasce da un “sentire tellurico”.
Nell’epoca che stiamo vivendo l’uomo è sempre più materialistico e nei valori materiali la Terra ha perso ogni sacralità, è solo qualcosa da sfruttare. Non sappiamo più rispettare le Leggi della natura, perché non siamo più in contatto né con la natura, né con il nostro corpo e, quindi, non siamo in contatto con la Madre Terra. Non sappiamo prenderci cura di qualcuno in modo amorevole, non sappiamo celebrare la ripetizione ciclica dell’esistente, dove ciclico significa che il movimento torna sempre a se stesso, una condizione ne produce un’altra e poi un’altra fino a riprodurre la condizione iniziale. E la donna, che è naturalmente preposta a tutto questo, fa fatica a ritrovarlo dentro di sé. Il concetto di ‘sacralità’ prevede il rispetto della Terra e della vita che si svolge al suo interno.

 

 

Verso un'ecosofia quotidiana...

Gli strumenti per ritrovare e rafforzare il legame con la Madre Terra - attraverso il contatto con la natura, con il nostro corpo e la sua profonda saggezza - possono essere molteplici: l'alimentazione, i rimedi naturali, l'ecologia domestica, il consumo critico e tutto quanto può essere di aiuto per vivere in modo sano e naturale e, non per ultimo, responsabile nei confronti dell'ecosistema.

Riguardo ai corsi e ai seminari di ecosofia organizzati presso la nostra comunità vai alla pagina Corsi e attività.


L'importanza dell'alimentazione


"Noi non siamo nati soltanto dalla nostra madre, anche la terra è nostra madre,

che penetra in noi giorno dopo giorno con ogni boccone che noi mangiamo."

(Paracelso)

 

Le erbe selvatiche

 

Le erbe spontanee che possiamo raccogliere nei nostri campi e boschi sono una fonte inestimabile di sapori e di conoscenza.  Saper riconoscere ed utilizzare nel modo giusto le erbe selvatiche nel rispetto di ciò che la Madre Terra ci offre, significa imparare che ogni stagione ed ogni luogo forniscono le piante più adatte alla nostra alimentazione e alla nostra salute. La raccolta di queste piante, infatti, si basa sul riconoscimento delle loro caratteristiche ma anche sulla conoscenza delle loro proprietà dietetiche e curative. Con le piante raccolte (stando sempre attenti a lasciarne una parte affinché la pianta possa rigenerarsi e non scomparire dal luogo) si possono preparare ricette semplici e gustose imparando qual è l'uso corretto che ne va fatto in cucina per non perderne gli effetti salutari. Questi alimenti sono ancora vivi e ricchi di sostanze alcalinizzanti e curative ed insieme ad altri ingredienti freschi, biologici o biodinamici, costituiscono una valida fonte di energia nella nostra dieta, soprattutto nella stagione primaverile.

 

 La festa del pane

 

Se un pezzo di pane cadeva per terra lo si raccoglieva con  devozione, lo si baciava: era un rito che si insegnava ai bambini. Oggi in Italia, ogni giorno, gettiamo  nei rifiuti quattordicimila quintali di pane. Fare il pane in casa, impastandolo  a mano, lievitandolo con un’antica pasta madre, usando farina grezza ci permette di  rendere di nuovo onore al cibo per  eccellenza. Ormai da qualche anno, la nostra Comunità ha deciso di autoprodursi il pane secondo questi princìpi.

Gli amici che hanno avuto modo di apprezzarlo e chi si è interessato al procedimento della panificazione naturale sono stati invitati, in primavera, alla Festa del pane, un'occasione per diffondere questa antica e salutare arte. Daniele, che si occupa di questa attività ha spiegato nei dettagli tutti i vantaggi del pane artigianale lievitato a madre acida contro quello industriale lievitato con lieviti di birra o chimici. Oltre alla notevole differenza nel gusto, infatti, il pane lievitato in modo naturale e prodotto con ingredienti non raffinati o chimicamente trattati, torna ad essere un alimento mineralizzante e nutriente.

Riguardo all'alimentazione, leggi il nostro dossier sulla Macrobiotica

Il nostro Orto Sinergico

 

L'«agricoltura sinergica», è un metodo per coltivare la terra naturalmente secondo il principio dell’autofertilità del suolo e attra-verso il rispetto di quattro principi:

1) nessuna lavorazione del suolo,

2) nessun uso di fertilizzanti,

3) nessun trattamento chimico,

4) nessuna pressione del suolo.

Emilia Hazelip ne è stata l’ideatrice, facendo una sintesi tra il metodo naturale del "non fare" di Fukuoka da una parte e le più recenti scoperte in campo biochimico dall’altra. Insomma, l’agricoltura sinergica mette insieme aspetti tradizionali ed innovativi, proprio come cerchiamo di fare qui a Hodos anche per altri campi della ricerca umana.

Imitare ciò che fa la natura implica lasciare la terra sempre coperta con una pacciamatura, aperta solo negli spazi o nelle linee di semina. La pacciamatura si va trasformando in mantello, in humus. Affinché la terra disponga di materia organica dentro di sé, senza la necessità di interrarla, si lasciano sempre dentro le radici, eccetto quelle che si raccolgono per il consumo. Questi resti nutrono la terra e questa a sua volta permette la nutrizione delle piante. Quando la fertilità della terra non si perde per l'erosione, non sono necessarie costanti compensazioni sotto forma di qualsiasi specie di concime, come lo sterco, e la fertilità si mantiene da sola.

Nell’agricoltura sinergica il suolo viene lavorato solo la prima volta, successi-vamente non verrà mai più calpestato, né fertilizzato. Tutto questo per preservare l’habitat superficiale ricco di microrganismi vitali che assicurano l’autofertilità del terreno. È una gran bella alternativa ad un mondo in cui l’essere umano è sempre più un parassita delle aree coltivate, lavorate all’inverosimile e sfruttate per un’eccessiva produzione.  Col risultato di avere un impoverimento della terra, sempre più bisognosa di concimazione chimica o vegetale.

 

 

Vi è mai capitato di percorrere con l’auto colline il cui suolo era di un colore ben lontano da quello dell’humus del sotto-bosco, indice di vitalità e salute? Quei terreni sono di colore chiaro, diverso dal marrone scuro della terra veramente sana. Questa terra sosterrà piante a loro volta sane, difficilmente attaccabili dai parassiti, perciò non bisognose di agenti chimici. Insomma, un’agricoltura non-violenta in tutti i suoi aspetti che si integra benissimo con lo stile di vita che vogliamo testimoniare.    

 

“Cambiare abitudini non è mai facile, e se le abitudini da cambiare sono costantemente appoggiate dalla tradizione, da agenti di vendita, dalle scuole di agronomia….dal modo di pensare del mondo, il compito si fa ancora più difficile. Ci vuole una convinzione profonda nella necessità del cambiamento, per andare contro corrente e diventare pionieri dell’agricoltura del futuro. “(E.Hazelip)

Una fase di lavorazione dell’orto. E’ possibile vedere la terra rialzata (bancali) coperta di paglia (pacciamatura), i tutori in ferro sui quali cresceranno le piante e i passaggi, unico accesso ai bancali, ricoperti di segatura. Non è visibile l’impianto d’irrigazione goccia a goccia sotto la paglia.

 

Ed ecco l'orto due mesi dopo:

 


Il consumo critico


Incontro con Francuccio Gesualdi

Nel luglio 2009 il GAS-Livorno ha organizzato un incontro con Gesualdi, autore della celebre Guida al consumo critico ed altri testi relativi a questo tema, aperto a tutta la cittadinanza per stimolare una riflessione ed una maggior consapevolezza riguardo ad uno degli aspetti centrali della nostra vita: il consumo (la spesa alimentare e non solo). La centralità dell'argomento affrontato sono stati i tre stadi del consumo critico:

1) Comprendere le multi-nazionali:  dalla “Guida al consumo critico”: Il consumo critico è un fatto che riguarda tutta l’umanità perché dietro a ogni nostro gesto si nascondono problemi di portata planetaria, di natura sociale, politica e ambientale. Per cui, il consumo inquinante, insostenibile e opprimente deve fare i conti con il ruolo delle multinazionali. Bisogna avere un’idea di come pochi uomini riescono ad attuare meccanismi di controllo e decidono sulla pelle del resto dell’umanità presente, segnando la sorte dell’umanità futura.

2) Creare economie democratiche:   L’organizzazione di Gruppi d’Acquisto Solidali: l’idea è di cercare piccoli produttori locali con i quali istaurare un legame di fiducia. Da qualche parte si deve pur iniziare per uscire dal vortice delle multinazionali. Ma di quali indicazioni abbiamo bisogno per rendere questi gruppi sempre più presenti socialmente?

3) Sviluppare un nuovo modello sociale: Formare una Rete di comunità “decrescenti”: questo è l’aspetto più vigoroso e veramente alternativo in opposizione al sistema socio-economico dominante. La costituzione di realtà comunitarie (di cohousing o altri tipi di convivenze) che si muovano in un’ottica decrescente nel senso in cui ne parla Pallante quando fa riferimento ai monasteri del terzo millennio (articolo che si trova nel sito di MDF). Comunità e gruppi che cerchino di tenere presenti tutti gli aspetti del vivere : affettivo, etico, sociale, economico, autoformativo e spirituale. Al di là di un approccio religioso lavorare in piccole realtà di gruppo che creino un nuovo modello sociale.

Il Gruppo di Acquisto Solidale di Livorno

 

L’autoproduzione di molti alimenti, dalle verdure dell’orto alle piante aromatiche, dal pane alle torte, alle marmellate ecc., ci permette di essere ancora meno sottoposti alle pressioni consumistiche della nostra società. Per quei prodotti che dobbiamo comunque comprare, diamo la precedenza a quelli provenienti da agricoltura biologica e da piccoli produttori, meglio se locali, reperendoli attraverso il «Gruppo di Acquisto Solidale» (G.A.S.).

Elena, ispiratrice del GAS-Livorno, ne coordina dal 2004 l'attività. Un Gruppo di Acquisto Solidale è un’attività promossa da un gruppo di persone che decidono di acquistare insieme seguendo certi criteri ben definiti e in un’ottica di solidarietà. Un gruppo d’acquisto diventa 'solidale' nel momento in cui decide di sostenere l’attività dei piccolo produttori marginalizzati dai canali della grande distribuzione e favorire lo sviluppo di un’economia locale slegata dalle grandi speculazioni. I G.A.S. possono avere obiettivi diversi a seconda della loro storia, ma hanno tutti in comune, oltre all’attenzione verso ciò che consumiamo, la volontà di contribuire a creare una mentalità critica nei confronti del mercato e un consumo più consapevole.
In particolare, un G.A.S. si orienta in base ai seguenti princìpi: 

Scegliere piccoli produttori: perché sono più facili da conoscere direttamente e offrono maggiori garanzie sulla qualità e sui processi produttivi; perché abbiamo la possibilità di visitarli e di contribuire ad incrementare l’occupazione (elevata intensità di mano d’opera rispetto all’elevata intensità di capitale delle grandi imprese).

Scegliere prodotti locali: per ridurre l’inquinamento, il consumo di energia ed il traffico per il trasporto della merce; per proteggere la biodiversità e le produzioni tipiche, per avere alimenti più vitali. La scelta di prodotti locali consente inoltre di instaurare rapporti di conoscenza diretta con i produttori, verificare il loro comportamento, ricostruire la storia di ogni prodotto.

Scegliere prodotti sani: da produzioni biologiche o naturali, per la nostra salute e per quella dei lavoratori, per mangiare cibi naturali e saporiti, per salvaguardare l’ambiente.

Scegliere prodotti più equi: per invertire la corsa verso il fondo nelle condizioni di lavoro, per garantire a tutti un reddito minimo accettabile, per solidarietà con i tanti “sud” del mondo.

Scegliere di unirsi agli altri per fare la spesa: per sviluppare insieme un consumo critico, socializzare e risparmiare, rendendo accessibili a tutti prodotti altrimenti elitari.

 

Senz’altro la Toscana è una regione fortunata da questo punto di vista. Ci sono tanti piccoli produttori che coltivano in maniera onesta e coscienziosa la terra, trasformando con antica sapienza i suoi frutti. Niente più trasporti, nessuna costosa primizia, nessuno spreco di imballaggi!

 


Ecologia domestica


La cura degli ambienti in cui viviamo può essere un 'occasione di sperimentazione degli ingredienti più semplici, naturali ed economici  come sostituzione di flaconi e flaconcini totalmente chimici che il mercato ci offre per ogni uso casalingo, lasciando le nostre stanze sature di sostanze sintetiche, irritanti ed inquinanti come la candeggina, l'ammoniaca ed i vari detergenti.

Ricordando semplici regole e riscoprendo gli usi domestici delle nostre nonne cerchiamo di utilizzare ogni giorno i prodotti giusti per la nostra salute e per un acquisto intelligente e responsabile, ad esempio i prodotti alcalini sono più indicati per la rimozione delle sostanze organiche (lavaggio delle stoviglie) mentre i prodotti acidi sono utili per la rimozione dello sporco di tipo minerale (calcare).

Quelli esposti a fianco  sono solo pochi esempi, ma possono essere un inizio per personalizzare in modo sano, ecologico ed economico il nostro modo di fare le pulizie. Anche questa attività può diventare una testimonianza di equilibrio e rispetto nelle nostre scelte quotidiane.

 

 

 

 

 

 

Per i pavimenti: in un secchio di acqua calda, mezzo cucchiaio di detersivo ecologico per stoviglie miscelato con 10 gocce totali tra limone, lavanda e timo.

 

Polvere detergente e deodorante per piani di cottura, pentole e stoviglie: una piccola quantità di argilla verde su una spugnetta bagnata. Utile anche per la pulizia del frigo contro odori, batteri e muffe.

 

Come anticalcare e brillantante: acido citrico in diluizione al 20% in acqua (si può aggiungere qualche goccia di olio essenziale adatto alla pulizia (limone, limetta, bergamotto, ecc...).

 

Come addolcitore dell'acqua e prevenzione del calcare della lavatrice: un cucchiaio di bicarbonato di sodio nella vaschetta con 5 gocce di olio essenziale di timo bianco.

 

Per ripulire dal calcare la lavatrice incrostata: un litro di aceto con 15 gocce di olio essenziale di timo nel cestello (fare un lavaggio a vuoto a 60°), da ripetere una volta al mese.

 

Per la pulizia del forno: una miscela di polvere di pietra pomice e sulfonella al 50% (le proporzioni possono variare a seconda dell'uso più abrasivo o sgrassante che vogliamo fare della miscela).

Usiamo in tutta la casa lampadine a risparmio energetico.

Anche la lavatrice è una tripla A, riconoscimento per i più bassi consumi di acqua e di energia elettrica.

Per la pulizia della casa, per l’igiene personale e per il bucato, usiamo soltanto prodotti ecologici.

Durante l’inverno, una caldaia a legna che adotta una tecnologia davvero ecologica, ci permette di scaldare la casa e l’acqua sanitaria, recuperando la legna caduta e ripulendo i nostri terreni.

I pannelli solari

Ci servono per riscaldare l'acqua dalla primavera all'autunno, quando mettiamo a riposo la nostra caldaia a legna. In questo modo siamo riusciti a fare a meno dell'impianto a gas e dei boiler elettrici.
Ognuno di noi, nel proprio piccolo, può dare un contributo alla salvaguardia dell'ambiente e ad un minor sfruttamento dei paesi più poveri del terzo mondo, dai quali arrivano la maggior parte del gas e del petrolio che noi usiamo.

Il depuratore per l'acqua da bere

Risulta un ottimo investimento dal punto di vista ecologico ed economico. La sua installazione permette di ammortizzare velocemente il costo delle bottiglie di acqua minerale (faticose anche da portare a casa, tra l'altro). La qualità è addirittura migliore perché il residuo fisso (regolabile) è inferiore alla maggior parte delle acque minerali in commercio. Da un punto di vista ecologico, infine, viene eliminato l'impatto inquinante del trasporto su strada e dell'utilizzo della plastica e del vetro.

 


Curiosità...

 

 

 

 

 

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La Compost-toilette

 

Si tratta di un wc ecologico che, senza uso dell’acqua, riutilizza gli escrementi come futuro concime organico (compost).

Sia ben chiaro: ci serve solo in determinate situazioni... Il bagno in casa l'abbiamo!

 

 

 

La foto a sinistra mostra la preparazione con paglia della sede dove stagionerà e ‘composterà’, per alcuni mesi (senza creare odori!), il materiale organico.