«La parola 'ecosofia' è composta dal prefisso /eco/, presente in 'economia' ed 'ecologia',
e dal suffisso /sofia/, presente in ' filosofia'. [...]
La sophia non ha necessariamente pretese scientifiche, a differenza delle parole composte da logos (biologia, antropologia, geologia, ecc...) [...]: il termine sophia suggerisce l'idea di conoscenza intima  e di capacità di discernimento, anziché quella di un sapere impersonale e astratto.»

(Arne Naess)


Che cosa è l’ecosofia?


Non è una scienza come l’ecologia, che si occupa dell’impatto ambientale, del consumo delle risorse , ma bensì una saggezza che nasce da un “sentire tellurico”. Adesso nell’epoca che stiamo vivendo l’uomo è sempre più materialistico e nei valori materiali la Terra ha perso ogni sacralità, è solo qualcosa da sfruttare. Non sappiamo più rispettare le Leggi della natura, perché non siamo più in contatto né con la natura, né con il nostro corpo e quindi non siamo in contatto con la Madre Terra. Non sappiamo prenderci cura di qualcuno in modo amorevole, non sappiamo celebrare la ripetizione ciclica dell’esistente, dove ciclico significa che il movimento torna sempre a se stesso, una condizione ne produce un’altra e poi un’altra fino a riprodurre la condizione iniziale. E la donna, che è naturalmente preposta a tutto questo, fa fatica a ritrovarlo dentro di sé. Il concetto di ‘sacralità’ prevede il rispetto della Terra e della vita che si svolge al suo interno.

Se si entra in questo modo di vedere/sentire la terra cominciano a cadere i pilastri su cui si basa l’agricoltura convenzionale.

 

Vandana Shiva, Premio Nobel alternativo per la sua lotta a favore dell’ambiente, scrive:

 

«Vent’anni fa iniziò l’eclissi di quaranta secoli di conoscenze ed esperienze in agricoltura, poiché la rivoluzione verde, concepita dalle multinazionali e da esperti occidentali di sesso maschile, omogeneizzò la diversità insita nella natura e quella del sapere umano, introducendo un modello agricolo sviluppato da centri di ricerca globale. […]

Passando dalle categorie di pensiero dell’economia della natura e della sopravvivenza a quelle dell’economia di mercato, si creò la specificità delle sementi ibride, dei fertilizzanti chimici e dei pesticidi, della meccanizzazione e dell’irrigazione su larga scala. […]

L’obbiettivo non era più proteggere il suolo e mantenerne la fertilità, né garantire a tutti il cibo necessario - diritto umano fondamentale -. […]

Il concetto dell’inviolabilità e della sacralità della terra faceva da ostacolo all’ipersfruttamento e alla distruzione del suolo, mentre in un paradigma che vede la “produttività” solo in termini di prodotto per il mercato e di profitti, il contributo alla fertilità organica del terreno, per un suo uso sostenibile, diventa qualcosa di invisibile e di improduttivo. […]

E’ proprio perché l’agricoltura “sviluppata” e “scientifica” ha ignorato e rotto questi legami essenziali nella catena alimentare, che ovunque le terre coltivate si stanno trasformando in deserti. […]

E’ necessario andare oltre la mentalità secondo cui la fertilità “si compra” dalle industrie di concimi; è necessario andare oltre le fabbriche di fertilizzanti, se si vuole mantenere la fertilità del suolo; ed è necessario riscoprire l’attività delle donne e dei contadini, che lavorano con la natura e non contro di essa.»

 

Anche Masanobu Fukuoka, agricoltore e microbiologo giapponese, richiama ad un serio e intensivo ritorno ad una tecnologia agricola naturale. Le sue riserve sulla pratica dell’agricoltura industriale, combinate con una forte visione spirituale del mondo, l’hanno portato a sviluppare con successo un modo di coltivare che non richiede aratura, né insetticidi, né diserbanti, né sarchiature, né fertilizzanti chimici e non usa nemmeno composti organici. Dice Fukuoka:

 

«L’agricoltura europea come fu trapiantata nelle Americhe (e da allora nel mondo intero) ha sempre avuto i suoi inconvenienti. Essa infatti si distingue per quel processo di ripulitura del suolo, capovolgimento della terra e semplificazione biologica del terreno, finché una sola forma di vita non resta nel campo. L’obbiettivo degli agricoltori industrializzati è che la sola cosa che deve rimanere in piedi in un campo di cavoli, devono essere i cavoli. [...] Il vecchio contadino crede nel servire la Terra, non nel faticare costringendola a produrre. Servendo la Madre Terra è Lei a scegliere per l’uomo il meglio. Possiamo parlare di ogni qualità di pianta possibile, ma non è questo sapere che importa, è importante invece sviluppare la devozione alla Terra.. Non preoccupatevi di quello che la Terra produrrà (a questo ci pensa Lei), voi pensate a servirla.»

 

Con la mentalità patriarcale si verifica un fatto strano : abbiamo visto le arance distrutte sotto i trattori perché erano troppe e avrebbero abbassato il prezzo sul mercato, abbiamo visto il latte che doveva essere distrutto pena una multa per i contadini che producevano più delle “quote latte”, il grano che viene pagato pochissimo al contadino a causa della presenza delle multinazionali sul mercato. Arance, latte, grano sono valutati in termini di moneta e non più come dono della Terra. Se fosse rimasto in questi contadini il contatto con la Terra come entità sacra, non avrebbero distrutto il cibo in questo modo, magari lo avrebbero distribuito, conservato o comunque non sarebbe stato gettato come “cosa inutile”.


L'Orto   Sinergico


L'«agricoltura sinergica», è un metodo per coltivare la terra naturalmente secondo il principio dell’auto- fertilità del suolo e attraverso il rispetto di quattro principi: 1) nessuna lavorazione del suolo, 2) nessun uso di fertilizzanti, 3) nessun trattamento chimico, 4) nessuna pressione del suolo. Emilia Hazelip ne è stata l’ideatrice, facendo una sintesi tra il metodo naturale del "non fare" di Fukuoka da una parte e le più recenti scoperte in campo biochimico dall’altra. Insomma, l’agricoltura sinergica mette insieme aspetti tradizionali ed innovativi, proprio come cerchiamo di fare qui a Hodos anche per altri campi della ricerca umana.

Imitare ciò che fa la natura implica lasciare la terra sempre coperta con una pacciamatura, aperta solo negli spazi o nelle linee di semina. La pacciamatura si va trasformando in mantello, in humus. Affinché la terra disponga di materia organica dentro di sé, senza la necessità di interrarla, si lasciano sempre dentro le radici, eccetto quelle che si raccolgono per il consumo.

Questi resti nutrono la flora intestinale della terra e questa a sua volta permette la nutrizione delle piante. Quando la fertilità della terra non si perde per l'erosione, non sono necessarie costanti compensazioni sotto forma di qualsiasi specie di concime, come lo sterco, e la fertilità si mantiene da sola.
Nell’agricoltura sinergica il suolo viene lavorato solo la prima volta, successivamente non verrà mai più calpestato, né fertilizzato. Tutto questo per preservare l’habitat superficiale ricco di microrganismi vitali che assicurano l’autofertilità del terreno. È una gran bella alternativa ad un mondo in cui l’essere umano è sempre più un parassita delle aree coltivate, lavorate all’inverosimile e sfruttate per un’eccessiva produzione. Col risultato di avere un impoverimento della terra, sempre più bisognosa di concimazione chimica o vegetale. Vi è mai capitato di percorrere con l’auto colline il cui suolo era di un colore ben lontano da quello dell’humus del sottobosco, indice di vitalità e salute? Sicuramente di frequente. Quei terreni sono di colore chiaro, diverso dal marrone scuro della terra veramente sana. Questa terra sosterrà piante a loro volta sane, difficilmente attaccabili dai parassiti, perciò non bisognose di agenti chimici. Insomma un’agricoltura non-violenta in tutti i suoi aspetti che si integra benissimo con lo stile di vita che vogliamo testimoniare.    

 


Verso un'ecosofia quotidiana...


“Cambiare abitudini non è mai facile, e se le abitudini da cambiare sono costantemente appoggiate dalla tradizione, da agenti di vendita, dalle scuole di agronomia….dal modo di pensare del mondo, il compito si fa ancora più difficile. Ci vuole una convinzione profonda nella necessità del cambiamento, per andare contro corrente e diventare pionieri dell’agricoltura del futuro. “(E.Hazelip)

Una fase di lavorazione dell’orto. E’ possibile vedere la terra rialzata (bancali) coperta di paglia (pacciamatura), i tutori in ferro sui quali cresceranno le piante e i passaggi, unico accesso ai bancali, ricoperti di segatura. Non è visibile l’impianto d’irrigazione goccia a goccia sotto la paglia.

 

 

 

Ed ecco l'orto due mesi dopo:

 

L’agricoltura sinergica è per noi il modo ideale di… fare la spesa. Niente più trasporti, nessuna costosa primizia, nessuno spreco di imballaggi. Stiamo organizzandoci sempre meglio per coordinare la nostra dispensa con la programmazione delle semine e degli spazi dell’orto. E presto sarà la volta del frutteto… Anche per quello che non riusciamo a coltivare, comunque, grazie ai vicini contadini,  riusciamo a cavarcela ecologicamente.

 

Se un pezzo di pane cadeva per terra lo si raccoglieva con  devozione, lo si baciava: era un rito che si insegnava ai bambini. Oggi in Italia, ogni giorno, gettiamo  nei rifiuti quattordicimila quintali di pane. Fare il pane in casa, impastandolo  a mano, lievitandolo con un’antica pasta madre, usando farina integrale ci permette di  rendere di nuovo onore al cibo per  eccellenza.

Ridurre la dispensa, cercando di puntare alla qualità e al valore nutritivo del cibo, piuttosto che a soddisfare i capricci di ognuno.  Coltivare o trasformare i propri alimenti, basarsi su produzioni locali… tutto questo non va a scapito del piacere di nutrirsi. Le sorelle di Hodos, riescono con solo 2 o 3 varietà di alimenti a preparare ricette veramente gustose, sane e nutrienti.

 

Senz’altro la Toscana è una regione fortunata da questo punto di vista. Ci sono tanti piccoli produttori che coltivano in maniera onesta e coscienziosa la terra, trasformando con antica sapienza i suoi frutti. L’olio di Maurizio e il miele di Marco sono solo un piccolo simbolo di un altro tipo di mercato che è possibile instaurare, e non solo in Toscana.

 

 

 

Usiamo in tutta la casa lampadine a risparmio energetico.

Anche la lavatrice è una tripla A, riconoscimento per i più bassi consumi, di acqua e di energia elettrica.

 

Per la pulizia della casa, per l’igiene personale e per il bucato, usiamo soltanto prodotti ecologici.

Durante l’inverno, una caldaia a legna che adotta una tecnologia veramente ecologica, ci permette di scaldare la casa e l’acqua sanitaria, recuperando la legna caduta e ripulendo i nostri terreni.

L’autoproduzione di molti alimenti, dalle verdure dell’orto alle piante aromatiche, dal pane alle torte, alle marmellate ecc., ci permette di essere ancora meno sottoposti alle pressioni consumistiche della nostra società. Per quei prodotti che dobbiamo comunque comprare, diamo la precedenza a quelli provenienti da agricoltura biologica e da piccoli produttori, meglio se locali, reperendoli attraverso il «Gruppo di Acquisto Solidale» (GAS) di Livorno.

 

Per informazioni, visita il sito www.gaslivorno.it

La Compost-toilette.

Si tratta di un wc ecologico che, senza uso dell’acqua, riutilizza gli escrementi come futuro concime organico (compost).
Sia ben chiaro: ci serve solo in determinate situazioni... Il bagno in casa l'abbiamo!


La foto qua sopra mostra la preparazione con paglia della sede dove stagionerà e ‘composterà’,
per alcuni mesi, il materiale organico.

I pannelli solari

Ci servono per riscaldare l'acqua dalla primavera all'autunno, quando mettiamo a riposo la nostra caldaia a legna. In questo modo siamo riusciti a fare a meno dell'impianto a gas e dei boiler elettrici.
Ognuno di noi, nel proprio piccolo, può dare un contributo alla salvaguardia dell'ambiente e ad un minor sfruttamento dei paesi più poveri del terzo mondo, dai quali arrivano la maggior parte del gas e del petrolio che noi usiamo.

Il depuratore per l'acqua da bere

Risulta un ottimo investimento dal punto di vista ecologico ed economico. La sua installazione permette di ammortizzare velocemente il costo delle bottiglie di acqua minerale (faticose anche da portare a casa, tra l'altro). La qualità è addirittura migliore perché il residuo fisso (regolabile) è inferiore alla maggior parte delle acque minerali in commercio. Da un punto di vista ecologico, infine, viene eliminato l'impatto inquinante del trasporto su strada e dell'utilizzo della plastica e del vetro.