|
Che cos'è lo yoga? Se vogliamo adattare i princìpi di questa antica disciplina spirituale al cammino di crescita dell’allievo occidentale, non si tratta più di chiedersi “cos'è lo yoga?”, ma “cosa può essere lo yoga per noi?”. Infatti il rischio più grosso da evitare è quello di ridurre lo yoga ad un continuo perfezionamento tecnico, affrontandolo così in modo disincarnato, non utile al nostro scopo. |
Un
classico esercizio di yoga dinamico utilizzato al risveglio nel
ritiro estivo: http://www.microsoft.com/windows/windowsmedia/download/"> |
|
Alla
Comunità Hodos
vengono organizzati, nei fine-settimana,
I seminari comprendono: 1) Posture classiche ed esercizi dinamici 2) Tecniche del respiro 3) Meditazioni energetiche 4) Lavoro individuale e di coppia
Prossimo seminario:
15/16 novembre 2008
Per maggiori informazioni o contatti per insegnamenti di yoga: info@psicosintesi.org
|
All’opposto, quello cui occorre attenersi, è l’impegno da rinnovare ogni volta che ci esercitiamo: entrare nella pratica, renderla una vera e propria esperienza interiore. Un'esperienza che ci unisce – la definizione classica di yoga è unione – ai nostri contenuti fisici, emotivi, energetici e mentali, sviluppando nel tempo una miglior consapevolezza di se stessi che ha come centro lo sviluppo della volontà.
Ad un livello fisico la pratica di riferimento è ovviamente quella delle asana - le posizioni classiche - che ci fanno entrare in contatto con le nostre principali rigidità, segnali di un corpo troppo spesso dimenticato in molte delle sue parti. La domanda a questo livello è: quali sono gli ostacoli da rimuovere affinché sperimenti la stabilità e la comodità del corpo? A livello più energetico entriamo nel mondo del pranayama: il controllo della respirazione. A differenza delle asana qui occorre acquisire la giusta tecnica. Questo perché il pranayama non è solo collegato al movimento del diaframma e dei polmoni, ma anche all’apparato cardio-vascolare. Quindi la tecnica deve essere precisa per non andare incontro ad effetti indesiderati. Da qui in poi, si può osservare il respiro e, per molti di noi, cominciano a sorgere i problemi. Infatti, la maggior parte delle persone, identificate nei loro problemi emotivi, si accorgono di avere una respirazione superficiale o di fare delle pause in apnea. L’ultimo livello è quello più legato alla mente tramite la pratica di dhyana: la meditazione. Qui è necessario prima di tutto acquisire una mente concentrata, sostegno indispensabile per la pratica meditativa. Possiamo a questo scopo, utilizzare le sensazioni emerse dal lavoro sui precedenti livelli, per poi dirigere l’osservazione sui pensieri. L’impegnativo scopo della meditazione va dal possedere una facoltà di pensiero disciplinato fino all’espansione della nostra consapevolezza.
Tutta la nostra pratica ha la finalità di integrare le tecniche di yoga in un approccio psicosintetico, che ha come priorità la coscientizzazione e poi la trasformazione dell’individuo. A quest’ultimo sarà poi lasciata la scelta di approfondire ciò che emerge tramite i numerosi strumenti che esistono oggigiorno. Quindi, che cosa troverà un nuovo allievo quando inizia la pratica? Sicuramente non troverà facili risposte, ricette per il benessere, il rilassamento psico-fisico come punti di arrivo e come rimedi per tutti i mali della nostra civiltà. Non ci troverà adagiati su alcun facile sentiero, ma impegnati in questo nostro percorso che dura tutta la vita. |