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"L'educazione è stata spesso considerata come sinonimo di
«istruzione», cioè l'impartire conoscenze e informazioni. [...] Ma
l'educazione, nel vero significato della parola, è qualche cosa di
diverso e molto più inclusivo - ed in certo senso perfino opposto!
(R. Assagioli)
Per aprofondire il nichilismo e la cultura postmoderna vedi i seguenti articoli: |
La Psicosintesi Educativa
La sensazione che ognuno può ricavare dalla vita familiare e scolastica è che vi sia, perlopiù, un ineluttabile attrito fra genitori e figli, docenti e discenti, una specie di guerra, più o meno velata, più o meno dichiarata. La situazione sembra riflettere il perenne scontro generazionale in cui la vecchia generazione s’impegna a inculcare i propri valori, la propria cultura ad nuova generazione non abbastanza sensibile e seria, e quest’ultima si adopera in tutti i modi a difendersi, a svincolarsi, a ribellarsi, a reclamare i propri spazi, a proclamare il diritto alla propria cultura, una cultura che, ovviamente, l'adulto non è in grado di comprendere. É davvero così? É possibile spezzare questo circolo perverso di diffidenza e sfiducia reciproche? Ebbene, il dialogo con i nostri giovani è possibile solo se li prendiamo sul serio. E non è possibile prenderli sul serio se non cerchiamo di comprendere le loro ansie e le loro speranze, il loro mondo o, come si dice, la loro «cultura».
Si parla di avvento della «cultura nichilista», nella quale i nostri figli sarebbero immersi. Il nichilismo è un fenomeno che investe tutto l'Occidente: il clima di nichilismo domina oggi la nostra cultura e ci condiziona tutti, figuriamoci il fragile mondo giovanile. Il nichilismo consiste nella svalutazione dei più alti valori dell'esistenza umana. Nulla più ha valore: gli ideali, i progetti, la tensione verso il futuro. Tutto perde di significato: il rispetto per la dignità della persona e la responsabilità collettiva, l'onestà e la giustizia, lo spirito di servizio e l'investimento nelle relazioni profonde... I nostri figli nascono e crescono in questa cultura nichilistica dove: - il benessere materiale è considerato il fattore primo della felicità: è la tentazione della società dei consumi contro la società dei valori; - la tecnica tende ad avere l'ultima parola su tutto, a porsi come unica risposta ai problemi e alle angosce di oggi; - si è smarrito il senso del cosmo: il mondo è da depredare, non da custodire; - il valore della verità è messo da parte: oggi non interessa «la» verità, ma solo la «mia» verità; - è esaltato l'efficientismo, dimenticando il valore della contemplazione che fa rientrare l'uomo in se stesso e nelle sue profondità; - dilaga la violenza in tutte le sue forme: ovunque il potere e il privilegio schiacciano il diverso e l'indifeso; - l’ amore è ridotto al sesso « usa e getta»; vedi l'erotizzazione esasperata della nostra società; - si afferma sempre più un clima di secolarizzazione dove ogni trascendenza è esclusa: “Dio è morto”. E la soluzione alla cultura del nichilismo non è certo un ritorno ad una cultura pre-moderna, come da qualcuno è spensieratamente auspicato, ma accettare la sfida della Postmodernità. |
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Come possiamo contrastare questa tendenza che plasma i giovani secondo i valori materialistici dell'ambizione, del successo, del denaro, dell'edonismo? É certo che, all'interno della scuola, si tratta di bilanciare i due poli del lavoro scolastico: l’istruzione e l’educazione. “Si educa insegnando e s’insegna educando”, ci dicono gli esperti. Ebbene, la scuola oggi è troppo sbilanciata sul versante dell’istruzione. Il primo passo per rispondere al «disagio giovanile» sempre più evidente consiste proprio nel restituire piena dignità agli aspetti educativi della vita scolastica. E per recuperare pienamente la funzione educativa, è necessario introdurre tra gli obiettivi scolastici la trasmissione degli autentici valori «umanistici», come il rispetto per la persona, la valorizzazione delle sue sensibilità e dei suoi interessi, lo sviluppo del suo potenziale umano… Ma come educare gli educatori? |
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Lo Stadio della Giovinezza
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Educazione ed evoluzione interiore
Come può l'educazione svolgere appieno la sua funzione senza avere una chiara visione della natura dell'uomo? Quali princìpi, quali valori, quali mete stabilire per il nostro lavoro quotidiano con i giovani, come insegnanti, istruttori o, semplicemente, genitori? E poi: l'evoluzione dell'individuo si arresta davvero una volta che arriva all'età della maturità, raggiunti i 18-20 anni? oppure vi sono ulteriori stadi evolutivi per l'essere umano? L'«educazione» non deve forse lasciare il posto ad un processo continuo di «formazione», sempre più autogestita (l'«autoformazione» della psicosintesi)?
Gli articoli linkati qui a fianco riguardano l'«età evolutiva», cioè la fascia temporale di cui si occupa effettivamente l'educazione, dalla nascita al termine dell'adolescenza, ma anche fino alla completa conquista dell'«età adulta», cioè la maturità umana. In questi articoli si cerca di mettere in evidenza come gli stadi dell'età evolutiva riflettano analoghi «livelli di coscienza». Al loro interno sono utilizzati diversi approcci: in primo luogo, la Psicologia Transpersonale e, soprattutto, la spectrum psychology di Ken Wilber; la Psicoanalisi e, in particolare, la Mahler e la Psicologia psicoanalitica dell'Io sulle vicende dei primi anni di vita; il Piaget per gli aspetti cognitivi; infine, la filosofia esistenzialista e gli apporti di varie tradizioni spirituali e dei mistici. |