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FAQ sulla Psicosintesi Qui a fianco potete trovare le risposte alle domande che in genere vengono rivolte da chi intende approfondire la conoscenza della psicosintesi. a cura di Fabio Guidi
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La Psicosintesi è una psicoterapia?
Senz'altro una psicoterapia può essere condotta secondo una visione psicosintetica; tuttavia, di per sé la psicosintesi non è una 'psicoterapia', così come il termine viene inteso oggi in base alla Legge del 1989 che regolamenta la professione. La Psicosintesi, in realtà, è rivolta allo «sviluppo psichico», dopo che le psicopatologie siano state fondamentalmente risolte. Questa era anche l'opinione di Jung, oltre che di Assagioli.
Chi ha 'scoperto' la psicosintesi?
Anche se il termine 'psicosintesi' si diffuse a partire dall'opera di Roberto Assagioli, già da tempo era diventato oggetto di polemica tra Freud e Jung. In una lettera dell'aprile del 1909 al maestro viennese, Jung sostiene che "se esiste una psicoanalisi, dev'esserci anche una psicosintesi", orientata al futuro della psiche e non semplicemente al suo passato. Tuttavia, Freud riteneva il problema inesistente e che "questa psicosintesi non c’imponga alcun nuovo compito. [...] A mano a mano che analizziamo [la psiche del paziente] ed eliminiamo le resistenze, essa si reintegra. La grande unità che chiamiamo 'Io' ricompone in sé tutti gli impulsi istintuali, che prima si erano scissi e separati da esso. Dunque la psicosintesi si attua durante il trattamento analitico, senza il nostro intervento, automaticamente e inevitabilmente" (Vie della terapia psicoanalitica). Jung, invece, riteneva che, dopo una fase analitica, la «cura dell'anima» debba aprirsi ad una nuova fase, psicosintetica', qualora il trattamento arrivi a un punto morto. Da questa idea nasce l'intero geniale lavoro dello psichiatra svizzero: "Ciò che io ho da dire inizia dove la cura finisce e inizia lo sviluppo" (Gli scopi della psicoterapia). L'idea fu poi ripresa e sviluppata da Assagioli nella sua «Psicosintesi», termine adottato da lui ufficialmente solo nel 1933 (inizialmente, lo psichiatra veneziano usava il termine «psicagogia»). Lo stesso Assagioli affermerà molti anni dopo che "Jung è fra tutti gli psicoterapeuti quello che è più affine e vicino alle posizioni e alla prassi della psicosintesi" (Jung e la psicosintesi, Prima lezione del 1966).
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Per approfondimenti, vedi il mio saggio, suddiviso in quattro parti e pubblicato online dalla Fondazione Scientifica O.F.B onlus:
Sulle tracce di Socrate. Filosofia e psicosofia.
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In che cosa consiste lo specifico approccio psicosintetico?
La psicosintesi è una corrente della Psicologia Transpersonale, che rappresenta la «quarta forza» della psicologia - la più avanzata - dopo la psicoanalisi, il comportamentismo e la corrente umanistico-esistenziale. Nel cammino transpersonale la conoscenza psicologica si avvale della saggezza filosofica e dei tesori della spiritualità, in un approccio multidisciplinare che io amo indicare con il termine «psicosofia».
Per comprendere l'esatto significato
di «psicosofia» è utile un raffronto con l'espressione «ecosofia»,
coniata nel 1960 dal filosofo norvegese Arne Naess: Così come l'Ecosofia è definita Ecologia Profonda, potremmo indicare la Psicosofia come una Psicologia Profonda, capace di saldare l’antica frattura tra filosofia, psicologia e religione, evitando i difetti delle tre discipline (rispettivamente: l'inconcludenza, lo scientismo e il dogmatismo) e coltivando i pregi delle stesse (rispettivamente: l'amore per la verità, la base sperimentale e la saggezza del vivere). Nel riferirsi ad essa, Ken Wilber, il maggior teorico della psicologia transpersonale, usa l'espressione «psicologia perenne», perché è presente in tutte le autentiche tradizioni spirituali, nel bacino del Mediterraneo come in Estremo Oriente, nelle Americhe come nell’Asia centrale… Tutte queste tradizioni hanno realizzato una conoscenza profonda dell’essere umano e, in base a questa conoscenza, hanno sviluppato dei metodi di lavoro attraverso i quali l’uomo possa affrancarsi dal fardello della sua mente ordinaria e risvegliarsi alla realtà dell’esistenza. Da tutto ciò appare chiaro come la psicosintesi preveda un intervento che prenda in considerazione livelli di coscienza diversi. A questo proposito, Jung afferma che la 'cura dell'anima' "deve espandersi ben oltre i confini della medicina somatica e della psichiatria, fin dentro regioni che un tempo erano dominio di preti e filosofi" (Questioni fondamentali di psicoterapia). E Assagioli riconosce come sia evidente che "il programma terapeutico di Jung sia fondamentalmente uguale o affine a quello della terapia psicosintetica" (Jung e la psicosintesi, Seconda lezione del 1966).
In un'ottica psicosintetica, che cos'è la malattia?
Assagioli si è a più riprese espresso contro il «patologismo», quell'approccio psicologico nel quale tutta l'attenzione è rivolta agli aspetti della malattia: alla ricerca dei sintomi, alla precisa definizione della diagnosi e all'intervento diretto teso all'eliminazione dei disturbi. Invece, sostiene Assagioli, "l'etichetta diagnostica ha spesso un'importanza molto relativa. Anche qui ci sono combinazioni di sintomi che non si lasciano incasellare nei 'quadri' descritti nei trattati di psicopatologia; anche qui vi sono 'costruzioni difensive' erette dalla psiche del malato che devono essere riconosciute e non demolite finché non si sappia sostituirle con altri e migliori mezzi; anche nella psicoterapia molte volte s'insiste sulla 'caccia ai sintomi' e si trascura quello che di sano e talvolta superiore vi è nel malato" (Jung e la psicosintesi, Seconda lezione del 1966). Assagioli parla di questo approccio come una vera e propria «deformazione professionale». É la stessa posizione di Jung quando afferma "preferisco sforzarmi di comprendere l'uomo nella prospettiva della sua salute". In questa prospettiva, la psicosintesi non si occupa di eliminare i sintomi (quello è il compito tradizionale della psicoterapia), ma fornire gli strumenti per raggiungere, attraverso integrazioni progressive, la totalità psichica, il «Sé». Jung afferma che "l'Io è malato per il fatto stesso di essere tagliato fuori dalla totalità, e ha perso il suo legame non solo con l'umanità, ma con lo spirito" (Freud e Jung: contrasta). Originariamente, dunque, esiste una «coscienza unita», governata da un principio regolatore, che è il Sé. Ma la condizione paradisiaca non dura per sempre: l'Io, progressivamente, deve emergere dalla totalità del Sé, per amore di una sicurezza e di una libertà illusorie. Questo allontanamento dell'Io dalla sua sorgente originaria, l'unità della coscienza, questa inimicizia tra l'ego e Dio, costituisce la vera malattia dell'uomo - la «malattia dell'anima» - e sta alla base di ogni altro disagio.
A chi è rivolta la psicosintesi?
É rivolta a persone che hanno superato il problema dell'«adattamento» all'ambiente e desiderano accedere ad un livello di esistenza più creativo. É rivolta all'uomo che comincia ad avvertire il richiamo del Sé - quella 'voce interiore', quella 'chiamata' - che spesso si manifesta attraverso una sottile o insopportabile inquietudine, una impossibilità di accettare la vita ordinaria, una necessità di scoprire il significato a cui dedicare la nostra esistenza... In pratica, va fatta una distinzione tra l'uomo comune e l'eroe, cioè l'uomo che lotta per la conquista del "tesoro difficile da raggiungere", secondo le parole di Jung: "Nelle tenebre dell'inconscio è nascosto un tesoro, quello stesso tesoro 'difficile da raggiungere' che viene descritto come perla luminosa o [...] come mistero. [...] Queste possibilità di vita e di sviluppo 'spirituali' o 'simbolici' costituiscono la meta ultima ma inconscia della regressione. [...] Senza dubbio il dilemma non è mai stato formulato con chiarezza come nel dialogo di Nicodemo. [cfr Vangelo di Giovanni, 3,1-10, n.d.r. ...] L'eroe è un eroe proprio perché in tutte le difficoltà della vita vede la resistenza contro la meta proibita" (Libido, simboli e trasformazioni). L'uomo, per arrivare alla piena realizzazione di sé deve regredire, simbolicamente morire, 'discendere agli inferi' per poi 'rinascere'. Che è la meta di tutte le grandi tradizioni spirituali.
Che cosa sono le «tecniche attive» in psicosintesi?
Le «tecniche attive» sono utilizzate in psicosintesi per promuovere l'autonomia e la disciplina all'interno del processo di crescita. Sono cioè delle pratiche gestite 'attivamente' dall'individuo, dapprima valendosi di "tecnici competenti", ma progressivamente imparando "il più presto possibile a fare da sé" (Jung e la psicosintesi, Terza lezione del 1966). Prendendo spunto liberamente dalla lezione di Assagioli, possiamo distinguere le tecniche attive in due gruppi principali: Metodi psico-fisici 1. Esercizi di rilassamento 2. Coordinazione neuro-muscolare, movimenti ritmici e danza 3. Attività sportiva 4. Lavori artigianali 5. Disegnare, dipingere, modellare 6. Suonare strumenti musicali 7. Dizione, recitazione, canto Metodi psico-spirituali 1. Sviluppo dell'osservazione e dell'attenzione 2. Visualizzazione ed evocazione sensoriale 3. Biblioterapia, videoterapia, musicoterapia 4. Meditazione riflessiva, esercizi mentali 5. Meditazione creativa, esercizio del «modello ideale» 6. Meditazione ricettiva, pratica della presenza mentale 7. Esercizio di dis-identificazione e auto-identificazione Tali tecniche vanno opportunamente scelte e dosate in modo da "favorire la graduale ed armonica integrazione della personalità" (ibidem).
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