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«Molti si lamentano che io ritorni troppo spesso sui problemi religiosi. Questo prova che non si può piacere a tutti. Perché parlo meno di altri di Dio? A questa domanda potrei dare la stessa risposta che - si dice - abbia dato Ibn el-Arabi: "A che serve parlare di pulizia quando si è occupati a togliere la spazzatura? La pulizia viene dopo gli indispensabili preliminari!". […] Si dice anche che Rabia abbia detto: "Accusare qualcuno, che sta preparando una patata, di perder tempo a sbucciarla è pura ignoranza, benché possa sembrare una descrizione della situazione". [...] Il ‘Dio’ di molte persone è la loro vanità, la loro sufficienza, il loro epiteto, ed essi usano questo termine per fini emotivi o intellettuali. È importante parlare di qualcosa, e a maggior ragione di Dio, con riserva, a meno di essere autorizzati a farlo. L'impiego della parola ‘Dio’ dipende dal livello di comprensione di colui che usa questo termine e di colui o di coloro che lo ascoltano o lo leggono. […] Nel suo Fihi ma fihi, Rumi dice: "L'uomo attraversa tre stati spirituali. Nel primo non si occupa affatto di Dio; adora e serve donne e uomini, beni e bambini, pietre e argilla. Dio, non lo adora. Quando acquisisce un po' di conoscenza e di coscienza, allora egli non serve altro che Dio. Poi, dopo avere ulteriormente progredito in questo stato, diventa silenzioso; egli non dice: “Non servo Dio”, e non dice neanche “Servo Dio”, perché ha trasceso questi due livelli".»
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Livelli di coscienza e Psicosintesi Transpersonale
Il processo terapeutico, di guarigione o di crescita personale è, in fin dei conti, un apprendimento. E vi sono diversi livelli di apprendimento, questo è fin troppo evidente. Ciò vale per qualsiasi cosa. Ad esempio, nell’apprendere la lingua italiana, bisognerà prima familiarizzare con le varie lettere, imparare a riconoscere i segni che le contraddistinguono, in modo da iniziare a formare delle parole. In seguito, le parole saranno composte in frasi sempre più articolate, secondo le regole prima dell’analisi grammaticale, di quella logica e, infine, dell’analisi del periodo. A quel punto, si sarà in grado di scrivere correttamente, ma mancherà ancora qualcosa, e cioè la capacità di utilizzare al meglio la lingua come strumento espressivo, sviluppandone l’aspetto descrittivo, narrativo, evocativo, e così via. Solamente a quel punto l’individuo avrà acquisito, secondo la sua particolare natura, la padronanza del mezzo: avrà imparato l’«arte» della lingua italiana. Allo stesso modo, non possiamo fare alcun reale progresso, sul sentiero spirituale, se non abbiamo assimilato adeguatamente i livelli precedenti. Questo è un fatto su cui bisogna puntare la massima attenzione e su cui, all’opposto, non si riflette mai abbastanza. Possiamo, quindi, affermare che la Psicosintesi Transpersonale (che io amo definire anche con il termine «psicosofia») non sottovaluta, ma anzi include i precedenti approcci allo sviluppo interiore, occupandosi anche di tappare le falle che eventualmente vengono alla luce nella personalità inferiore del «cercatore della verità». |
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Psicosintesi e tradizioni spirituali Nello stesso tempo, la Psicosintesi Transpersonale, di per sé, è una pratica rivolta all’individuo che sia in grado di esercitare la volontà e abbia un orientamento spirituale: opera laddove sorga nell'individuo un'autentica spinta verso il proprio perfezionamento interiore. In questi casi, la psicosintesi non può fare a meno di confrontarsi anche su un piano diverso da quello strettamente psicologico, riconoscendo il suo debito con le antiche preziose tradizioni sapienziali. La Psicosintesi Transpersonale, pur avendo una natura non confessionale, non può prescindere dal riferimento ad una autentica tradizione spirituale, perché ciò aiuta a ritrovare le proprie radici, a non cadere nella confusione sincretista e ad evitare derive narcisistiche, creandoci una (pseudo)spiritualità su misura. Dice Assagioli:
«La psicosintesi è 'neutrale' di fronte alla filosofia e alla religione. Neutralità non significa indifferenza. La religione può essere considerata in due modi diversi: 1. L'esperienza religiosa esistenziale, cioè la diretta esperienza delle realtà spirituali. Questa è stata realizzata dai fondatori delle religioni, dai mistici, da alcuni filosofi e, a gradi diversi, da molte persone. 2. Le formulazioni teologiche o metafisiche di tali esperienze e le istituzioni che sono state fondate, nei vari periodi storici e nell'ambito delle varie culture, per comunicare agli altri i frutti di quelle esperienze. [...] La psicosintesi [...] è neutrale, riguardo al secondo aspetto suaccennato: quello delle formulazioni e delle istituzioni. Essa apprezza, rispetta e riconosce la necessità di tali formulazioni e istituzioni, ma il suo fine è di aiutare a conseguire l'esperienza diretta. Così essa presuppone tecniche e metodi che possono venire usati anche da quelli che non sono 'religiosi' o che non hanno alcuna chiara convinzione filosofica, o da quelli che considerano agnostici. D'altra parte, quelli che hanno una fede vivente, coloro che appartengono ad una Chiesa o aderiscono a una filosofia definita non hanno motivo di diffidare della psicosintesi. [...] Al contrario, può aiutarli a fare uso migliore dei metodi e degli insegnamenti della loro propria religione. Inoltre, la psicosintesi può aiutarli a comprendere come le stesse esperienze possono venir espresse mediante enunciazioni e simboli differenti; così può aiutare a comprendere formulazioni dissimili dalle proprie e ad avere la mente aperta verso di esse. In tal modo la psicosintesi può far intravedere la possibilità di una psicosintesi delle religioni, ma questo non significa una religione unica e l'abolizione di quelle esistenti, ma la comprensione e il mutuo apprezzamento fra le diverse forme religiose e quindi la possibilità di alcuni campi di cooperazione.»
In definitiva, vi sono tre modi di parlare del «transpersonale», cioè di Dio ('teologia'): 1) analogico: è il modo tipicamente religioso, che procede per somiglianze con qualità umane (conoscenza, potenza, bontà...). 2) negativo: è l’antitesi del primo, perché arriva alla conclusione che di Dio non si può dire nulla; è l’approccio filosofico, agnostico. 3) prescrittivo: è la sintesi dei due e indica una «Via», un sentiero spirituale; ciò che interessa è mostrare «come» raggiungere l’esperienza di Dio, e non parlare di Dio. La psicosintesi segue quest'ultimo approccio. |
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"Rispetta ogni religione."
Ho scritto una serie di articoli che mostrano come, all'interno della cultura dell’Occidente, è possibile scoprire un «filo rosso» che lega insieme le tre grandi tradizioni spirituali monoteistiche e che è riuscito a tramandare fino a noi la saggezza dell’antico Insegnamento. Qua sotto ne sono disponibili alcuni in formato PDF.
Lo spirito profetico dell'Ebraismo Gesù esseno? Gesù «il profeta», «il guaritore», «il maestro» I discepoli di Gesù il Nazareno Il Vangelo di Tommaso e la questione degli «apocrifi» Il monachesimo come sviluppo dell'essenismo
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Ritrovare le nostre radici
Nell’attuale secolarizzato contesto postmoderno - contraddistinto dalla «morte di Dio», dal dominio della tecnica e dal processo di globalizzazione - sempre meno individui sono disposti ad ascoltare il linguaggio religioso tradizionale e ad accettare il sistema di pensiero ad esso connesso. Questo è un dato di fatto e, al di là delle pie intenzioni, è un evento che non è possibile arrestare. Per questo motivo, uno dei compiti più urgenti per la «rinascita spirituale» dell'epoca che stiamo vivendo è un'approfondita ricerca dell'essenza della nostra tradizione, per tradurla nelle forme opportune. É l'intimo compito della psicosofia.
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