Psicosintesi
e Quarta Via
«Conosci  possiedi  trasforma  te  stesso»



 
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Che cos'è la «Quarta Via»

a cura del dr. Fabio Guidi

 

Tradizionalmente, si può parlare di tre vie destinate all'evoluzione interiore dell'uomo. La prima via, chiamata da Gurdjieff «Via del Fachiro», è riservata alle persone che amano identificarsi con il proprio corpo, i suoi impulsi e le sue funzioni, con il 'fare'. In questo modo, tendono a sviluppare perlopiù il primo centro psichico, cioè quello istintivo-motorio. Questa via non prevede una profonda conoscenza e neppure la capacità di contattare le proprie emozioni e i propri sentimenti. In genere, chi segue questa via è capace di raggiungere solo una forte volontà ascetica, purtroppo cieca, perché non possiede né la conoscenza né la motivazione necessarie. La seconda via è la «Via del Monaco». Le persone che seguono questo percorso sono identificate con i propri sentimenti e tendono a sviluppare eccessivamente il centro emozionale-affettivo. Sono capaci di fare perché la motivazione che spinge all'azione è contenuta nella fede/ fiducia coltivata in questo centro, ma anch'essi sono ciechi, perché non hanno sviluppato un'adeguata conoscenza. Fanno senza sapere che cosa fanno. Inoltre, in questa via, il corpo, che è la fonte dell'energia che rende possibile il Lavoro, è anch'esso trascurato. E poi c'è la terza via, la «Via dello Yogi», intesa da Gurdjieff come il sentiero della conoscenza, nel quale l'individuo è identificato con la sua mente. In questo caso, è il centro intellettuale/immaginativo a diventare ipertrofico. In pratica, l'individuo vive nella testa, ha acquisito molte nozioni, può essere dotato di un'intelligenza creativa, ma non è in alcun modo capace di fare, perché manca sia di energia - per la carenza del primo centro - che di motivazione - per la carenza del secondo.

É ovvio che una reale evoluzione interiore preveda lo sviluppo armonico di questi tre centri. La «Quarta Via» prevede l'integrazione delle tre vie precedenti, perché il cammino di sviluppo interiore presuppone energia, motivazione e conoscenza. É, quindi, un lavoro individualizzato, a seconda di quale centro deve essere adeguatamente sviluppato e quale ridimensionato. Il riequilibrio comporta una contemporanea armonizzazione, nel senso che la conoscenza diventa reale comprensione, perché acquisisce la saggezza del centro fisico e di quello emotivo. Nello stesso tempo, la capacità di contattare le proprie emozioni si integra progressivamente con l'intelligenza del perché certi sentimenti ci accompagnano da tanto tempo e del come è possibile gestirli. Per ultimo, anche il centro fisico acquisisce una comprensione più profonda, attraverso la consapevolezza della propria meccanicità e la successiva acquisizione di un'espressione corporea più fluida e naturale. 'Sapere', 'fare' ed 'essere' sono così integrati in una personalità unita e spontanea.

 

In base ai princìpi su esposti della Quarta Via, il Lavoro che proponiamo al nostro centro di Psicosintesi «Hodos» consiste in un percorso preparatorio ad un cammino spirituale vero e proprio, secondo ciò che Gurdjieff definisce «la scala dalla vita alla via». La visione d'insieme è gurdjieffiana, mentre gli strumenti concreti del Lavoro sono acquisiti da pratiche che si sono mostrate particolarmente promettenti per consentire all'individuo di recuperare il contatto con se stesso e la sua natura più profonda. Nel mio libro Gurdjieff e la psicosintesi, ho trattato diffusamente le diverse tematiche di fondo per chi intende intraprendere la Via. Un mio articolo pubblicato sulla rivista dell'Istituto di Psicosintesi, mette in evidenza la paternità spirituale di Gurdjieff riguardo alla pratica psicosintetica.

 

Nella pratica, in aggiunta al lavoro di base dei gruppi, programmiamo alcuni seminari l'anno, i Seminari della Quarta Via, ognuno dei quali sviluppa una tematica specifica dell'insegnamento gurdjieffiano. Ogni seminario consiste in quattro/sei sessioni di insegnamenti ed esperienze pratiche, con «specchi», meditazioni ed esercizi energetici. Gli obiettivi del Lavoro sono:

- la conoscenza della propria macchina, con i suoi meccanismi, motivazioni, ideologie,

- il possesso di sé attraverso la non espressione delle emozioni negative, cioè distruttive per sé e per gli altri,

- il rafforzamento della volontà, utilizzando la disciplina del giusto sforzo e la psicoecologia,

- il distacco dovuto al non considerare interiormente, ma solo esteriormente, recitando ruoli sociali,

- la libertà interiore, che nasce dal superamento delle identificazioni egoiche e dallo sviluppo della percezione dell'Io Sono.

 

Si tratta di un lavoro psicosintetico più avanzato - il quale non è altro che la psicosintesi propriamente detta -  una pratica rivolta all’individuo che sia in grado di esercitare la volontà e sia fermamente orientato allo sviluppo di sé. Il Lavoro della Quarta Via  è possibile solo laddove sorga nell'individuo un'autentica spinta verso il proprio perfezionamento interiore. In questi casi, la psicosintesi non può fare a meno di confrontarsi anche su un piano diverso da quello strettamente psicologico, riconoscendo il suo debito con le antiche preziose tradizioni sapienziali. Del resto, lo stesso Gurdjieff ci ricorda che "per coloro che sanno, questo è cristianesimo esoterico". L'approccio della psicosintesi transpersonale (o spirituale) è descritto esemplarmente da Assagioli:

 

« La psicosintesi è 'neutrale' di fronte alla filosofia e alla religione. Neutralità non significa indifferenza. La religione può essere considerata in due modi diversi:

1. L'esperienza religiosa esistenziale, cioè la diretta esperienza delle realtà spirituali. Questa è stata realizzata dai fondatori delle religioni, dai mistici, da alcuni filosofi e, a gradi diversi, da molte persone.

2. Le formulazioni teologiche o metafisiche di tali esperienze e le istituzioni che sono state fondate, nei vari periodi storici e nell'ambito delle varie culture, per comunicare agli altri i frutti di quelle esperienze. [...]

La psicosintesi [...] è neutrale, riguardo al secondo aspetto suaccennato: quello delle formulazioni e delle istituzioni. Essa apprezza, rispetta e riconosce la necessità  di tali formulazioni e istituzioni, ma il suo fine è di aiutare a conseguire l'esperienza diretta.

Così essa presuppone tecniche e metodi che possono venire usati anche da quelli che non sono 'religiosi' o che non hanno alcuna chiara convinzione filosofica, o da quelli che considerano agnostici. D'altra parte, quelli che hanno una fede vivente, coloro che appartengono ad una Chiesa o aderiscono a una filosofia definita non hanno motivo di diffidare della psicosintesi. [...] Al contrario, può aiutarli a fare uso migliore dei metodi e degli insegnamenti della loro propria religione. Inoltre, la psicosintesi può aiutarli a comprendere come le stesse esperienze possono venir espresse mediante enunciazioni e simboli differenti; così può aiutare a comprendere formulazioni dissimili dalle proprie e ad avere la mente aperta verso di esse.

In tal modo la psicosintesi può far intravedere la possibilità di una psicosintesi delle religioni, ma questo non significa una religione unica e l'abolizione di quelle esistenti, ma la comprensione e il mutuo apprezzamento fra le diverse forme religiose e quindi la possibilità di alcuni campi di cooperazione. »

 

Ogni tradizione religiosa parla secondo un proprio linguaggio e si rivolge a individui culturalmente caratterizzati. Ciò significa che quando le condizioni storiche e sociali cambiano, anche le tradizioni spirituali devono mutare il modo di trasmettere la conoscenza, pena l’impoverimento progressivo in un formalismo religioso fine a se stesso.  Nell’attuale secolarizzato contesto postmoderno - contraddistinto dalla «morte di Dio»,  dal dominio della tecnica e dal processo di globalizzazione - sempre meno individui sono disposti ad ascoltare il linguaggio religioso tradizionale e ad accettare il sistema di pensiero ad esso connesso. Questo è un dato di fatto e, al di là delle pie intenzioni, è un evento che non è possibile arrestare.

Per questo motivo, uno dei compiti più urgenti per la «rinascita spirituale» dell'epoca che stiamo vivendo è un'approfondita ricerca dell'essenza della nostra tradizione, per tradurla nelle forme opportune. É uno dei principali compiti della  psicosintesi spirituale. 

Al maestro sufi Idries Shah fu chiesto un giorno del perché non parlasse un po' più di Dio nelle sue dichiarazioni pubbliche. Questa fu la risposta:

 

« Molti si lamentano che io ritorni troppo spesso sui problemi religiosi. Questo prova che non si può piacere a tutti. Perché parlo meno di altri di Dio? A questa domanda potrei dare la stessa risposta che - si dice - abbia dato Ibn el-Arabi: "A che serve parlare di pulizia quando si è occupati a togliere la spazzatura? La pulizia viene dopo gli indispensabili preliminari!". […]

Si dice anche che Rabia abbia detto: "Accusare qualcuno, che sta preparando una patata, di perder tempo a sbucciarla è pura ignoranza, benché possa sembrare una descrizione della situazione". [...]

Il ‘Dio’ di molte persone è la loro vanità, la loro sufficienza, il loro epiteto, ed essi usano questo termine per fini emotivi o intellettuali. È importante parlare di qualcosa, e a maggior ragione di Dio, con riserva, a meno di essere autorizzati a farlo. L'impiego della parola ‘Dio’ dipende dal livello di comprensione di colui che usa questo termine e di colui o di coloro che lo ascoltano o lo leggono. […]

Nel suo Fihi ma fihi, Rumi dice: "L'uomo attraversa tre stati spirituali. Nel primo non si occupa affatto di Dio; adora e serve donne e uomini, beni e bambini, pietre e argilla. Dio, non lo adora. Quando acquisisce un po' di conoscenza e di coscienza, allora egli non serve altro che Dio. Poi, dopo avere ulteriormente progredito in questo stato, diventa silenzioso; egli non dice: “Non servo Dio”, e non dice neanche “Servo Dio”, perché ha trasceso questi due livelli".»

 

 

Segui la mia pagina facebook dedicata al rapporto tra Gurdjieff e la Psicosintesi

 

"Rispetta ogni  religione."

(Gurdjieff)

 

 

All'interno della cultura dell’Occidente, è possibile scoprire un «filo rosso» che lega insieme le tre grandi tradizioni spirituali monoteistiche e che è riuscito a tramandare fino a noi la saggezza dell’antico Insegnamento. Nel mio romanzo iniziatico I miei anni con Gesù  ho cercato di recuperare la ricchezza della nostra specifica tradizione spirituale evangelica, secondo una prospettiva psicosintetica.

 

 

«Gli insegnamenti di Gesù il Nazareno ben si prestano ad illuminare la nostra ricerca esistenziale. Infatti, anche al di là della posizione di fede personale, Gesù non è stato solo un profeta d’Israele — o un guaritore carismatico — ma anche un grande maestro spirituale, capace di nascondere, dietro ingenui racconti allegorici rivolti alla gente semplice, delle verità profonde sulla natura dell’uomo e sul suo legame con la sorgente divina. Questo «vangelo psicosintetico» vuole rimanere strettamente legato alle fonti storiche in nostro possesso e, nel contempo, fornire delle suggestioni che mi auguro di una qualche utilità per il nostro cammino interiore.»    

(dalla quarta di copertina)

 

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