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Perché meditare?

La meditazione è uno strumento molto potente, con innumerevoli effetti. Ricordiamo i principali.

Il recupero energetico, attraverso l'abbassamento del metabolismo basale, cioè del livello di energia necessaria a mantenere in vita una persona in assoluto riposo. Ciò avviene per il fatto che, durante la meditazione, il cervello si trova in uno stato di grande stabilità e quiete (il cervello richiede, rispetto agli altri organi, una maggiore quantità di energia e nutrimento!). Questo permette al corpo di riposare e recuperare velocemente.

La regolazione del sistema nervoso autonomo, simpatico (diurno) e parasimpatico (notturno). La meditazione serve a ridurre lo stress, che è la reazione fisiologica di adattamento (iper-eccitazione del simpatico: pressione sanguigna, battito cardiaco, tensione muscolare, consumo di ossigeno del sangue, acido lattico e tossine) tale che, per difendersi da un'aggressione, viene movimentata e impiegata tutta l'energia disponibile nell'organismo.

L’affinamento della percezione, cioè un aumento della sensibilità riguardo agli stimoli esterni, che affluiscono in maniera più vivida. Lo sviluppo della ricettività percettiva attraverso la pratica meditativa provoca un progressivo distacco dal bisogno di eccitazione, di intensa stimolazione sensoriale (che è uno dei maggiori fattori di stress).

Lo sviluppo dell'attenzione e della concentrazione, che garantisce una maggiore presenza al proprio corpo e alla realtà esterna. La meditazione contribuisce ad essere totalmente nella realtà presente: "non volere la realtà un po' più blu o rossa", cioè non fuggire continuamente nel passato o nel futuro.

Ai fini della crescita interiore, che è ciò che più c'interessa, la meditazione è lo strumento migliore per sviluppare il campo della consapevolezza, con insight sempre più profondi sulla propria natura e sui rapporti che ci legano agli altri. É la «saggezza» del vivere.

 

«Per passare dalla vita ordinaria,

volta verso l'esterno,

all'azione interna della meditazione

occorre una preparazione triplice:

rilasciamento fisico,

acquietamento emotivo,

raccoglimento mentale.»
(R. Assagioli)

 

Che cos'è la meditazione?

La meditazione propriamente  detta non ha niente a che vedere con alcuna forma di riflessione su un oggetto. Basterebbe questo  per mettere in evidenza la differenza sostanziale tra la meditazione e il nostro abituale  atteggiamento mentale, caratterizzato da  un lavorìo incessante  e ossessivo, un pensiero continuo dissipatore delle nostre energie nervose. D'altra parte, la mente non  può  non pensare. I maestri Zen, a proposito della meditazione, parlano di uno stato mentale definito  hishiryo : esso non è né non-pensiero né pensiero; è tutti e due allo stesso tempo, senza essere nessuno dei due.

Potremmo dire che la meditazione è una condizione della mente, a partire dallo stato del cervello. Le onde cerebrali sono l'unico  indicatore che possediamo delle condizioni del cervello: attraverso un semplice elettroencefalogramma, si possono misurare le onde elettriche prodotte dal  cervello, che corrispondono  allo  stato mentale della persona e che, nel corso della giornata, subiscono notevoli variazioni.

Le onde gamma (40-50 cicli/secondo) indicano un'intensa conflittualità; le onde beta (20-30 cicli/secondo) uno  stato di tensione medio; le onde ALFA (10 cicli/secondo) denotano tranquillità e stabilità; le onde THETA (4/7 cicli/secondo) una condizione  di  calma  e riposo completi;  le  onde DELTA (0,5-3 cicli/secondo) il sonno profondo.

L'uomo  è più attivo  mentalmente quando i suoi occhi sono aperti, tuttavia, anche durante il sonno, in occasione di sogni molto intensi, il cervello emette onde ad alta frequenza (beta o  gamma). Ebbene, durante  la meditazione, anche se condotta ad occhi aperti,  si assiste ad una modificazione delle onde cerebrali, nel senso di una maggiore produzione di onde alfa (e perfino theta). Ma, naturalmente, è necessario un adeguato addestramento.

In termini di onde cerebrali, la meditazione profonda è simile al sonno, tuttavia i due stati di coscienza sono completamente diversi tra loro. La meditazione comporta uno stato di rilassamento, tranquillità e stabilità e, nello stesso tempo consente una consapevolezza lucida e vigile. Colui che medita, in altre  parole,  sembra  che sia al tempo stesso in uno  stato  di sonno e di veglia. Rilassamento e vigilanza: è questo il segreto della meditazione, che rende la mente tranquilla e ricettiva nello stesso tempo, una sintesi  mirabile di attività e passività.

 

La distensione corporea 

Come si sa, il primo livello di bisogno, nella scala gerarchica di Maslow, è rappresentato dall’«omeostasi», un concetto introdotto in fisiologia da Cannon (1929), cioè il mantenimento dell’equilibrio chimico-fisico tale da conservare le funzioni fisiologiche e la vita stessa. Insomma, una condizione di stabilità dell’organismo. Già alcuni anni prima Freud aveva introdotto in psicologia il concetto di «principio di costanza», che definisce la tendenza dell’organismo a ridurre le tensioni al livello più basso possibile o, quanto meno, al più costante possibile.

Ciò introduce alla nozione di «tono» (dal greco ‘tonos', tensione), che caratterizza essenzialmente lo stato muscolare, considerando sia i muscoli striati volontari che quelli lisci, la cui attività è in genere automatica, cioè relativamente indipendente dal sistema nervoso centrale. Entrambi ricevono continuamente delle eccitazioni nervose (dovute a stimoli psichici, termici, elettrici, chimici, meccanici) che li mantengono ad un certo stato di contrazione, cioè di tono.

Il tono è, dunque, una leggera, fisiologica tensione muscolare. Un tono elevato (ipertonia) produce una serie di scompensi all’intero organismo:

- ipertensione e disturbi cardiovascolari, infarto, labilità vaso-motoria e cefalee;

- sindromi endocrine e metaboliche, disturbi uro-genitali e sessuali;

- iperattivismo e insonnia,

- disturbi gastrointestinali, costipazione e diarrea;

- acidificazione e degenerazione dei tessuti;

- asma, allergie e disturbi respiratori;

- tensione psichica, caratterizzata da sforzo e confusione mentali, ansia e sfiducia; il rilassamento muscolare crea gli stati opposti.

Ecco perché appare necessario, per il funzionamento ottimale del sistema, curare particolarmente, attraverso opportuni metodi, il rilassamento e la distensione profonda.  Del resto, senza distensione profonda non c'è meditazione.

 

In che modo meditare?

Si sente spesso riportare l’espressione “svuota la tua mente” come principio guida per la meditazione. Già... come se bastasse dirlo, per ottenere una mente vuota, libera, silenziosa. La mente non ubbidisce a queste esortazioni. Anzi, più si usano modi coercitivi, meno risultati otteniamo. Il modo migliore per arrivare al dominio della nostra mente, allora, è di aggirare l’ostacolo, intervenendo non in maniera diretta sulla mente, ma sul corpo: innanzitutto, attraverso la postura, in secondo luogo con il rilassamento, e infine con la respirazione.  Il corpo con le sue sensazioni si presta, infatti, ad essere un ottimo sostegno per la meditazione. Tutti i maestri  consigliano di iniziare la pratica meditativa focalizzando l’attenzione sul corpo, e in primo luogo sul flusso del respiro, l’unico movimento all’interno di un’altrimenti assoluta stabilità e immobilità fisiche.
Praticando la presenza mentale del respiro, ad un certo  stadio, si persegue prima la pacificazione del respiro, fino a rendere il respiro sempre più fine e il suo flusso più armonioso. Il meditante raggiunge, così, un profondo senso di quiete (
samatha). A questo punto, attraverso un leggero spostamento della messa a fuoco, si può passare alla pratica della visione profonda (vipassana). Ogni qualvolta la mente va alla deriva o segue un  pensiero  casuale, basta prenderne  coscienza e ritornare ai movimenti in su e in giù dell'addome. In questo modo, quando facciamo meditazione, la mente segue sempre il respiro.

 

 

La postura

Un principio  fondamentale  nella meditazione  è  che la posizione del corpo influisce sullo stato mentale: la mente e il corpo formano un tutto unico e si influenzano a vicenda. 

Ora,  non  solo la meditazione  influisce  sullo stato  fisiologico, ma anche l'atteggiamento fisico incide sulla riuscita della meditazione.

In primo luogo la posizione deve essere comoda, in quanto  va conservata per almeno una ventina di minuti. Deve inoltre essere stabile, permettere cioè la completa  immobilità. Infine, deve stimolare una tensione sufficiente perché ci   si possa concentrare. Una  posizione molto comoda è l'ideale per dormire, ma non è opportuna  per la meditazione. Ora, solamente una posizione  seduta  può  garantire al meglio il rispetto di  questi  tre  princìpi:  in piedi si sviluppa una eccessiva tensione, e sdraiati un eccessivo  rilassamento.

Per cui, non rimane che scegliere la posizione seduta più idonea: in ordine di difficoltà,  siddhasana, il mezzo loto o il loto completo. Se non siamo in grado di tenere nessuna di queste tre posizioni (e all'inizio questa è l'ipotesi più probabile), possiamo meditare inginocchiati, ma è bene allenarsi con esercizi di scioglimento articolare  fino ad arrivare a conquistare una posizione a gambe incrociate.

Il loto e il mezzo loto sono senz'altro le  posizioni  migliori, perché permettono  uno stabile appoggio del peso del corpo su tre punti, in  modo che venga distribuito in modo più uniforme. Si evita, così, una concentrazione  del peso  sulle vertebre lombari e, pertanto,  una pressione eccessiva sui  nervi  che da esse si dipartono. Le braccia e le mani possono assumere la posizione  che più riteniamo comoda, appoggiate sull’inguine e unite a coppa, appoggiate sulle cosce, o sulle ginocchia. Gli occhi possono essere tenuti leggermente aperti o chiusi, a seconda delle preferenze.

 

La respirazione

Una  respirazione superficiale non elimina tutta l'anidride carbonica dai  polmoni, diminuendo  il  volume  disponibile per l'assorbimento di nuovo ossigeno. Essenziale è quindi una profonda espirazione, lenta e completa, che rende possibile una diminuzione della frequenza del ritmo respiratorio. La frequenza e l'ampiezza respiratorie sono strettamente legate alle condizioni di ansia e di stress dell'individuo: una respirazione veloce e  irregolare, sudorazione, tachicardia, tensioni muscolari... costituiscono una  sindrome ben nota. Ristabilire  il ritmo e la profondità della respirazione,  allora, si rivela uno tra i mezzi più idonei per riportare sotto controllo le  emozioni  e combattere l'ansia. Il ritmo respiratorio,  che nell'individuo medio raggiunge i 18 cicli al minuto,  dovrebbe essere portato a 4/5 cicli.

  Il metodo consiste  nell'espirare lentamente e lasciare poi che i polmoni si riempiano rapidamente in modo spontaneo, concentrandosi su una   respirazione addominale. La pressione  dell'addome, conseguenza  della respirazione addominale,  reprime  il  sistema simpatico,  attraverso  la  stimolazione del  plesso  solare,  e conduce ad uno stato profondo di calma.  In definitiva, la pacificazione del ritmo respiratorio, in modo lento e completo, inverte il modo di respirazione abituale: superficiale, irregolare, frettoloso, bloccato. Per questo motivo, la respirazione (l'unica funzione soggetta al controllo cosciente) è ritenuta la porta che unifica corpo e mente. Tuttavia, è importante sottolineare che, ai fini della meditazione, la respirazione  dovrebbe essere  più naturale possibile: non dovrebbe esserci alcun trattenimento o  sospensione del respiro, nessun deliberato approfondimento né tentativi  di  costringerlo  a un  determinato  ritmo  di  tempo. L'unico compito  qui consiste nel seguire il corso naturale della respirazione, in modo attento e costante, senza interruzione.

 

Per concludere

Coltivare la presenza mentale, o consapevolezza, significa semplicemente mantenersi  in contatto  con il  presente. Tutto qui. La meditazione, in senso stretto, non è altro che 'pura attenzione'. In definitiva, si tratta solo di fare attenzione al corpo (respiro, postura, rilassamento...), alle sensazioni (le tonalità di piacere/dolore, gli stati d'animo...) e ai contenuti mentali (immagini, fantasie, ricordi, desideri...). Durante la pratica si crea uno spazio tra chi osserva e i contenuti osservati (esperienza del Sé osservatore, o Testimone): in questo spazio vuoto, silenzioso, liberato dal chiacchiericcio mentale si apre la dimensione più profonda del nostro essere.

 

 

"Ricorda te stesso sempre e ovunque"     (Gurdjieff)

 

 

 

Il Gruppo di Meditazione si riunisce settimanalmente a Livorno (presso Attias) per praticare insieme e

condividere i vissuti.

La pratica, gratuita e rivolta ai giovani da 20 ai 25 anni, ha lo scopo di introdurre al lavoro psicosintetico vero e proprio.

 

Supervisione: dr. Fabio Guidi

Orario degl'incontri:

giovedì dalle 21,00 alle 23.00

 

Scriveteci per maggiori informazioni

(referente: Christian - 335.7931122)